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Interpreti, compositori, discografia e tutto ciò che riguarda la musica jazz.

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Re: armonia funzionale
Inviato da: michele
Data: 02 maggio 2007, 11:56

hai ragione Zerbo, attacchi e discussioni inutili non servono a nulla ma d'altra parte si casca sempre in argomenti talmente vasti, spesso e volentieri si va fuori binario e allora chi come me non sa esprimersi con estrema sintesi...
L'armonia funzionale, titolo della discussione, è TITOLO di moltissimi trattati, non è una cosa che si percepisce direttamente all'ascolto, a parer mio... dall'ascolto è chiaro poi vengono fuori tutti i contenuti del brano messo su, ma ARMONIA FUNZIONALE risulta un argomento ben preciso, trattato da tanti volumi che a parer mio sono anche validi. E' uno studio teorico che poi viene applicato allo strumento come un po' tutti gli studi scolastici (in senso positivo). Magari per chi vuole analizzare vengono fuori centinaia di pagine di argomentazioni, poi arriva quello che ha alzato il polverone di tutto questo interesse e ci sta che dica: "ragazzi, vi siete scervellati tanto, io ho fatto ciò perché mi piaceva" chiuso. Perché no?

Ma sta di fatto che alcuni musicisti hanno passato del tempo a cercare di capire come altri autori avessero costruito le proprie opere d'arte. Chi le ha costruite forse avrà faticato meno perché era magari più "portato" e allora un po' di esperienza, un po' di conoscenze, erano più che sufficienti per uscire dai binari delle regole attuali in quel momento. Ma non siamo tutti uguali.
Poi da un trattato ne vengono fuori altri perché quell'autore aveva scritto che "quel FA#" aveva una funzione... ma un altro "luminare" invece disse che "quello era un SOLb perché" e non ci si levano più le gambe.
Infatti di molti libri sia a contenuto musicale, sia a contenuto romanzesco, ecc. si può essere legati a poche pagine e basta perché hanno aperto un mondo e chiuso

Re: armonia funzionale
Inviato da: michele
Data: 02 maggio 2007, 12:10

...e chiuso... nel senso che poche righe o poche pagine possono averci acceso una lampadina e il resto del volume magari era bello ma serviva per giungere alla soddisfazione di quelle poghe pagine/righe

Re: armonia funzionale
Inviato da: zerbo
Data: 02 maggio 2007, 12:31

si, sono d'accordo, spesso si sta tanto a discutere su quello che ha fatto tizio o caio per nulla
voglio dire, come dicevo, secondo me l'analisi è fondamentale, ma il rischio è sempre quello di parlare di aria fritta

magari l'autore aveva fatto una tal cosa in modo istintivo, senza rendersene conto, e in assenza di quella scintilla che possedeva solo il tale l'unica cosa che ci rimane è l'analisi razionale, ma c'è sempre da stare attenti a ciò che si fà, altrimenti si rischia di complicare la questione inutilmente

tipo la questione del Tristan Akkord per esempio... o anche tutta la questione dell'armonia funzionale appunto..

a me era piaciuta un sacco quando l'ho studiata, per certi versi è molto utile, ma dopo un po' inizia a complicare inutilmente le cose

Re: armonia funzionale
Inviato da: michele
Data: 02 maggio 2007, 13:17

ma poi se deve diventare scienza il momento giusto è ora che oltretutto fanno le università anche nei conservatori che se già erano criticabili per tanti versi, ora poi è tutto sul piano dell'intelligenza suprema. Ma via... l'arte è arte, la scienza è un'altra cosa. Troppa scienza della musica non mi piace. Proprio perché magari chi ha avuto una lampadina accesa per esprimersi in maniera diversa non è che ha voluto fare delle dimostrazioni a tutti i costi come spesso fanno i compositori oggi. E non mi riferisco solo ai "compositori" della scuola.
Anche in altri generi, la soddisfazione la noto sulle facce di molte persone, quando hanno messo insieme un sistema che alla fine dici "bel ragionamento, interessante" poi ascolti quello che viene fuori e non dice nulla. Alla fine dopo tanti ragionamenti, tanta inutile-intelligenza (in molti casi, per i miei gusti), il risultato è scarso... o addirittura brutto e fastidioso. Alla fine credo che una bella idea, qualcosa di rivoluzionario debba nascondere una "semplicità" (non un'ignoranza...) e non una complicazione a tutti i costi per fare dell'ingegneria della musica con tutto il rispetto per gli ingegneri

Re: armonia funzionale
Data: 02 novembre 2008, 00:17

zerbo Ha scritto:
-------------------------------------------------------
> beh, riguardo alla questione "armonia funzionale"
> intendevo che questa ha tutta una sua siglatura
> particolare che usa praticamente solo le lettere
> "t", "s" e "d", con poi tutte le opportune
> varianti, il chè come si può utilizzare solo per
> certa "musica classica", proprio quella "classica"
> in senso stretto in fondo, si può utilizzare anche
> solo per certo jazz... quello appunto costituito
> dalla main stream degli standard.. già solo se si
> arriva agli anni '50 si comincerebbe già a far
> fatica...
> ma poi la banalità di questi brani di solito rende
> del tutto inutile un'analisi da questo punto di
> vista: la maggior parte degli standard degli anni
> 30 o 40 non nascondono nessuna perla di genialità,
> per quanto a volte davvero bellissimi.
>
> comunque, per esempio, nell'"armonia funzionale"
> che si spiega nel jazz, almeno quella che hanno
> provato a spiegare a me, si usa un solo accordo di
> dominante, quello sul V grado, dove V equivale
> praticamente a dominante, mentre la questione è
> molto più complicata, anche nel jazz stesso...
>
> vabeh, a parte i particolari, sono pienamente
> d'accordo con te sulla questione storica (il
> Polillo peraltro l'ho gia letto), il jazz in fondo
> sovrappone vari linguaggi, tra cui anche quello
> "semi-modale" del blues, per inserirli nel quadro
> dell'armonia classica accademica, recepita male da
> persone in maggior parte semi analfabete.
> l'isolamento di queste persone emarginate ha fatto
> si che questo linguaggio acquisisse caratteri
> tipici e quelli che accademicamente erano
> considerati "errori" sono entrati a far parte del
> linguaggio musicale
>
> si, ormai ho divagato molto dall'inizio di questa
> discussione, ma quello che mi preme dire e che mi
> piacerebbe che i jazzisti per primi capissero, è
> che l'armonia jazz in fondo non è altro che
> l'armonia classica, con tutte le considerazioni
> fatte sopra, presa nelle sue forme più semplici e
> superficiali.
> Da un punto di vista armonico il jazz non dice
> niente di nuovo, e direi anche niente di molto
> interessante tutto sommato... anche le
> sperimentazioni più estreme dell'ambiente del jazz
> sono in fondo cose che erano già state fatte in
> ambiente accademico, o che venivano fatte in
> quello stesso periodo (poi comunque il gusto è il
> giudice ultimo per stabilire quale sia la
> migliore)
> ciò che è interessante del jazz è il linguaggio
> nuovo, sotto i vari punti di vista: il fraseggio
> melodico (che ha anch'esso delle regole, se pure
> tacite e spesso inconscie), l'armonizzazione
> generalmente coloristica (in fondo niente di nuovo
> rispetto agli impressionisti, ma comunque
> interessante), il ritmo come elemento costante e
> ripetitivo con funzione comunque comunicativa
>
> ma parliamoci chiaro, ciò che distingue il jazz da
> altro non è niente di tutto questo:
> l'improvvisazione esiste in tutti i tipi di
> musica, e in molto jazz è persino assente o quasi,
> l'armonizzazione come si è visto è molto simile a
> quella impressionista spesso, e il ritmo, vogliamo
> dire che Strawinsky metteva in secondo piano il
> ritmo rispetto al jazz?
>
> se dovessimo definire un carattere in grado di
> individuare il jazz rispetto agli altri tipi di
> musica cosa diremmo? eppure lo distinguiamo molto
> bene, no?
>
> ciò che distingue il jazz è piuttosto un modo di
> suonare, vari fattori che influiscono e che
> secondo me sarebbe il caso di indagare più a
> fondo, tramite l'analisi dello stile di chi il
> jazz l'ha creato e 'ha fatto sviluppare, invece di
> perdere tempo a cercare di affermare che il jazz
> ha un'armonia del tutto nuova e quella
> "accademica" è ridicola o altro...
>
> sto sconfinando nell'altra discussione che seguo:
> secondo me sarebbe il caso di studiarsi un manuale
> di armonia tonale qualsiasi, uno vale l'altro,
> senza perdere troppo tempo a cercare di trovare
> delle regole suggestive di "armonia jazz" e poi
> studiare lo stile dei grandi jazzisti, trascrivere
> assoli, arrangiamenti, studiarli, individuare gli
> stilemi ricorrenti... e quindi ricostruire quella
> sorta di principio primo in grado di definire
> "cosa è il jazz"
>
> ma non mi sembra che questo sia mai stato fatto:
> noi jazzisti in fondo siamo tutti dei fannulloni
> che pensiamo in modo poetico di poter imparare
> tutto solo con ascolto e pratica... certo, si
> impara anche così... ma quanto tempo sprechiamo e
> quanto tempo impieghiamo prima di riuscire a
> staccarci da una regola che non riusciamo ad
> individuare
>
> voglio dire che se riuscissimo a sapere di preciso
> cos'è che individua il linguaggio del jazz, ci
> potremmo molto più facilmente staccare per andare
> avanti e non fossilizzarci su un genere che ormai
> è in fondo anacronistico quanto la musica classica
> e spesso fossilizzato quanto lei se non di più


A me sembra che il jazz sia una continua modulazione con quell'uso delle VII che toglie il senso della tonalità e quindi permette ai suoni improvvisativi la massima libertà. Libertà esaltata, inoltre, dove il musicista riesca a capire e seguire il senso ritmico, il senso del bit.

Re: armonia funzionale
Inviato da: Carlos
Data: 02 novembre 2008, 09:20

paoloemidioange Ha scritto:
-------------------------------------------------------

> A me sembra che il jazz sia una continua
> modulazione con quell'uso delle VII che toglie il
> senso della tonalità e quindi permette ai suoni
> improvvisativi la massima libertà. Libertà
> esaltata, inoltre, dove il musicista riesca a
> capire e seguire il senso ritmico, il senso del
> bit.


:-O

Re: armonia funzionale
Inviato da: the composer
Data: 02 novembre 2008, 14:49

paoloemidioange Ha scritto:
-------------------------------------------------------
> il senso del bit.

Ci vogliono 8 bit per fare un byte, quello di cui parli tu forse è il beat....

Re: armonia funzionale
Data: 02 novembre 2008, 14:58

si scusa è la mia mentalità informatica che mi confonde... ops!!!

Re: armonia funzionale
Inviato da: coder
Data: 03 gennaio 2009, 11:02

Interessante ed indicativa allo stesso tempo tutta questa discussione. Indicativa soprattutto delle idee confuse che si hanno in materia jazzistica anche tra chi suona o ha una educazione musicale consolidata.

Mi spiace, ma c'è un errore di fondo, di "centratura" direi, in tutta questa discussione ed è un errore tipico di chi traspone le proprie conoscenze di stampo accademico in una materia, il jazz, e una cultura, quella afroamericana, che utilizza tutt'altri parametri di riferimento rispetto a quelli considerati indispensabili per fare buona musica ed arte in ambito accademico. Ché il jazz è di base e sostanzialmente CULTURA RITMICA, non armonica e l'afroamericanità cultura orale, non scritta.
Il jazz, soprattutto quando esplicato in ambito di musica improvvisata, armonicamente ha aggiunto ben poco a ciò che già non si sapeva se non la struttura blues e poco altro ed è sostanzialmente errato pensare che la sofisticazione armonica sia necessariamente un valore (peraltro in tale direzione si sono comunque mossi diversi grandi jazzisti che non a caso si sono dedicati anche ad opere anche totalmente scritte e ad ampio respiro strutturale come ad esempio Duke Ellington, Charles Mingus o George Russell).
La cosa vera che distingue un jazzista autentico è la sua pronuncia, il suo suono, il modo di attaccare ed accentare le note in assolo, il modo di sentire il tempo e la sua capacità di lavorare in termini ritmici e poliritmici la musica e l'assolo. Armstrong docet ed è da lui che si deve partire se si vuole comprendere il jazz. Ecco perché molti sedicenti jazzisti nostrani ed europei più in generale sono riconoscibili ad un orecchio ben allenato al jazz rispetto ai colleghi afroamericani, a parte rarissime eccezioni: proprio per la loro evidente carenza in ambito di cultura ed abitudine a certo approccio ritmico e poliritmico nel suonare e la cosa è particolarmente evidente in ambito ad esempio di batteristi dove quelli afroamericani letteralmente sovrastano gli europei in ambito jazzisico.

Un altro tipico errore è quello di porre la questione della sofisticazione strutturale e formale a preambolo del giudizio di validità musicale in ambito jazzistico. Questo vale probabilmente in ambito di musica scritta non in ambito di musica improvvisata dove invece la semplicità strutturale di un blues, di un gospel o di una canzone a 32 bars diventano un valore, una ricchezza, non un limite come invece viene vissuto da un musicista europeo. Con un tale criterio si arriverebbe inevitabilmente (e infatti si arriva) ad escludere dai grandi non solo del jazz, ma della musica afroamericana tout court una serie di geni e talenti assoluti facendo magari ritenere, che so, Giorgio Gaslini più jazzista di Ray Charles o Tiziana Ghiglioni più jazzista di Aretha Franklin. Da sbudellarsi dalle risate...

Giusta inoltre l'osservazione sul blues fatta da qualcuno, in quanto non interpretabile esclusivamente come una struttura formale ed armonica riconoscibile come si tende a fare. Il blues è un modo di sentire, di essere e di vivere per l'afroamericano. E' il feeling che caratterizza un blues non la sua struttura, come erroneamente si tende a ritenere in Europa per la gran parte dei musicisti. Non a caso un nazionalista afroamericano rappresentante della "Renaissance" culturale e sociale afroamericana di inizio Novecento come Duke Ellington, inserì nel suo capolavoro "Black Brown & Beige" una parte intitolata "The Blues" che blues strutturalmente non è. Eppure nessun europeo saprebbe esprimere meglio il senso del blues nè su carta né improvvisando come fece Ellington, anche suonandolo perfettamente utilizzando la sua struttura originale.
In questo senso davvero una scuola di jazz potrebbe non aiutare a diventare jazzisti autentici, ma qui si aprirebbe un discorso più complicato.

Più in generale mi pare di cogliere da noi un errore di approccio alla musica e soprattutto alla cultura afroamericana, di stampo direi inconsapevolmente neocolonialista, che inficia la corretta comprensione di un ambito che andrebbe invece studiato con più rispetto ed umiltà, non partendo dal presupposto implicito di essere il centro dello scibile musicale come da decenni invece vedo fare.

Re: armonia funzionale
Inviato da: art tatum?
Data: 03 gennaio 2009, 12:10

Perfetto

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