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Bach ed il temperamento
Inviato da:
Cinghiale
Data: 05 giugno 2006, 10:41
Dal Quotidiano Il secolo XIX di giovedì I giugno 2006
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Un mistero su cui si discute da secoli
potrebbe avere trovato la soluzione grazie a due esperti Savonesi
SVELATO IL SEGRETO DI BACH
Così accordava in pochi minuti il suo Clavicembalo ben temperato
FERDINANDO MOLTENI
Savona. Un antico Organo Pittaluga della parrocchiale di San Bernardo in Valle e il suo gemello della Cappella Sistina di Savona, un restauratore con la passione per le accordature, direttore di Coro, un ghirigoro sul frontespizio del manoscritto originale del Clavicembalo ben temperato di Bach. Sono questi gli ingredienti – miscelati dal caso – che hanno portato alla soluzione di un mistero vecchio di quasi trecento anni: il metodo di Johann Sebastian Bach per accordare gli strumenti a tastiera.
I protagonisti in carne e ossa di quest’avventura si chiamano Graziano Interbartolo, unico maestro restauratore di Organi antichi dell'Italia settentrionale e Paolo Venturino, vigoroso musicista e direttore del Coro della Cattedrale di Savona. Il primo appartato e intimorito dalle potenzialità della scoperta, il secondo più disponibile a raccontarne i dettagli, pur consapevole delle inevitabili critiche che la soluzione del Codice Bach si porterà appresso.
La storia comincia un paio d’anni fa col restauro di un Organo in una Parrocchia dell'entroterra di Savona, a pochi passi dal Santuario della Madonna di Misericordia, San Bernardo in Valle. Lavorando su quello strumento – racconta Venturino – ci accorgemmo delle notevoli impostazioni nordiche delle canne, sia per quanto riguarda le misure che per i timbri sonori, sia per una particolarità nell'accordatura. È un'accordatura interessante – secondo il musicista – che fa il paio con quella dell'organo della Cappella. Sistina. Entrambi gli strumenti, settecenteschi, provengono dalla bottega Pittaluga di Santa Margherita Ligure che aveva tratto le sue origini, a metà del Seicento, dal Gesuita Fiammingo Wilhem Hermans. E proprio dal religioso sarebbero giunti in Liguria alcuni elementi dell'arte organaria dell'Europa del Nord dei tempi di Bach.
Che gli strumenti siano d'origine Germanica è evidente fin dall'aspetto: il profilo della facciata, costituito da torri e figurazioni di canne non allineate, assai diverse da quelle in uso in Italia. Ma è l'accordatura ad avere qualcosa di speciale. Il problema descritto da Venturino è squisitamente tecnico, ma essenziale alla comprensione della scoperta. Per ottenere tutte le tonalità della musica classica – spiega – a partire dal Rinascimento, i costruttori di strumenti a tastiera hanno escogitato diversi sistemi di accordatura che conciliassero il più possibile l'accordatura naturale con l'uso di molte tonalità diverse: oggi le nostre tastiere e i nostri Pianoforti sono accordati in temperamento eguale, ovvero la scala è costituita da 12 semitoni tutti uguali, e quindi non naturali. Permettono l'uso di tutte le tonalità, ma hanno notevoli problemi nell'accordatura di alcuni suoni.
Non era così ai tempi di Bach. E non è così sull'Organo di San Bernardo in Valle. Venturino e Interbartolo discutono a lungo la questione. Il restauratore, nel suo laboratorio di Stella Gameragna, si butta nello studio dei temperamenti in uso nel Seicento nell'alta Germania e li confronta con quello dell'Organo Savonese. Arriva ad alcune conclusioni che, tuttavia, tiene per sé. Intanto, lo strumento viene inaugurato, nell'ottobre del 2005, dal grande Gustav Leonhardt.
In quelle settimane, Interbartolo scopre uno studio, pubblicato negli Stati Uniti da un certo Bradley Lehman sull'accordatura di Bach. In un articolo – spiega Venturino – il ricercatore descrive soluzioni in parte coerenti con quelle scoperte da Interbartolo, in parte assolutamente non condivisibili. Lehman, ingegnere del suono, si diletta nell’eseguire musiche su strumenti antichi, ma, secondo i due Savonesi, commette alcuni decisivi errori.
Interbartolo, alla luce dello studio Americano, decide di uscire allo scoperto e discute la sua indagine con amici ed esperti. Prova ad accordare, sulla base delle sue intuizioni, un Pianoforte Bösendorfer del 1896. L'ascolto è esaltante. Poi il restauratore spiega: l'accordatura di Bach è descritta, nel dettaglio, sopra il titolo del Clavicembalo ben temperato, manoscritto autografo del 1722. Quello che a tutta prima, sembra un ghirigoro è, in realtà, un acrostico. Una sorta di messaggio cifrato per iniziati, fatto apposta per tutelare un piccolo – grande segreto professionale, quello dell'accordatura perfetta.
Una serie di circoletti – spiega Venturino – corrisponde alla serie delle quinte da accordare con lettere – simbolo e piccoli segni utili a svelare l'enigma. Lehman ha letto l'acrostico in modo corretto solo in piccola parte, per cui la soluzione d'accordatura che propone è irrealizzabile a orecchio, soprattutto nel quarto d'ora che, secondo i figli, impiegava Bach ad accordare lo strumento.
Ma ecco il Codice Bach finalmente svelato. La lettura di Interbartolo – conclude Venturino – si fonda su metodi d'accordatura ancora rinascimentali (diminuzione delle quinte Fa – Do, Do – Sol, Sol – Re, Re – La, La – Mi di un quarto di comma), correlati con 4 quinte pure (Sib – Fa, Mi – Si, Si – Fa#, Fa# – Do#) e tre allargate di 1/12 di comma (Do# – Sol#, Lab – Mib, Mib – Sib). La soluzione corrisponde esattamente alla lettura coerente dell’acrostico e alla sua possibilità di realizzazione in pochi minuti. La soluzione di Bach, geniale come la sua musica, presenta, quindi, l'accordatura naturale delle tonalità più usate, ma rende praticabili anche le più complesse, conciliando l'antico col nuovo, il passato medievale ai tempi moderni.
A luglio, in Cattedrale a Savona, ci sarà la prima del Clavicembalo ben temperato su Pianoforte Bechstein del 1898, accordato secondo il temperamento Bach 1722.
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LE LEGGI DEL SUONO E QUELLE DEL COSMO
W. EDWIN ROSASCO
Pare impossibile, al giorno d'oggi, che un problema come quello dell'accordatura degli strumenti musicali possa aver suscitato, storicamente, dispute accese ben al di là di una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Eppure, nel corso dei secoli, a questo problema si sono, appassionatamente e polemicamente, dedicate molte fra le più acute menti della storia, come, fra gli altri, Leonardo, Cartesio, Keplero, Galileo, Newton, Rousseau. La possibile scoperta della chiave segreta su cui un grandissimo fra i compositori, Johann Sebastian Bach, sembrerebbe aver basato la propria idea di accordatura per gli strumenti a tastiera riporta direttamente al punto cruciale di questa lunga storia, i due libri del Clavicembalo ben temperato: quarantotto preludi e fughe, in tutte le tonalità, con cui Bach indicava la via verso l'accordatura moderna, basata sul temperamento equabile. La soluzione sarebbe rimasta nascosta per qualche secolo in uno strano ghirigoro apparentemente decorativo sul frontespizio del primo libro.
Ma cos'è il temperamento? E perché tanto interesse in un argomento così particolare? Chi fosse particolarmente incuriosito potrà ricorrere a Temperamento. Storia di un enigma musicale, pubblicato da EDT, in cui Stuart Isacoff ne racconta le vicende con appassionante e divertente, chiarezza.
L'importanza extra–musicale della questione risultava evidente ove si supponessero relazioni immediate fra le leggi che regolano la produzione del suono con quelle che istituiscono l'ordine del cosmo. Il primo a stabilire un tale nesso pare sia stato Pitagora, che fu anche il primo a calcolare le proporzioni matematiche alla base dei più semplici intervalli musicali: di 2:1 per l'intervallo di ottava (le vibrazioni raddoppiano, ad esempio, fra un Do e il Do ad esso superiore), 3:2 per la quinta, 4:3 per la quarta.
Se non che – qui sta il problema – ci si accorse che, sommando intervalli diversi, partendo, ad esempio, da una stessa nota, le distanze pure non avrebbero più prodotto ritrovandosi su un'altra nota comune, altezze uguali, con il rischio di fastidiose cacofonie. In un tessuto musicale relativamente semplice, la cosa poteva non disturbare troppo; ma quando, soprattutto a partire dal XIV secolo, le cose si fecero più complesse, divenne impellente cercare di far quadrare i conti. E l’unica possibile soluzione era quella di temperare la scala musicale, limando un poco qua e là, a seconda dei diversi temperamenti, gli intervalli puri, in modo che le note tornassero a consonare. Ma – pensavano alcuni – se le leggi della musica rispecchiano quelle del cosmo, se tutto il Creato poggia su meravigliose corrispondenze, era lecito dare un’aggiustatina alle divine proporzioni che regolano il rapporto fra i suoni? Vincenzo Galilei, ispiratore di quella Camerata Fiorentina che aprì le porte alla grande stagione del melodramma, venne accusato d’immoralismo perché sosteneva la necessità del temperamento, che avrebbe piegato le leggi divine alle cangianti esigenze della pratica musicale: un pericoloso relativista, insomma, nel cui figlio Galileo tanta immoralità si sarebbe confermata, non solo nella musica, ma direttamente rivoluzionando la concezione stessa del Cosmo.
Cartesio si dichiarò contrario al temperamento, Newton, un po' a malincuore, ne riconobbe le ragioni, i musicisti premevano per una soluzione praticabile. La parola definitiva la disse Bach con il suo Clavicembalo ben temperato; segnando la strada verso la totale affermazione del temperamento equabile – le dodici note fissate ad uguale distanza – che mandò progressivamente, ma inesorabilmente, in soffitta ogni diversa opzione.
Fine della storia? Non ancora, perché il grande sviluppo degli studi sulla musica antica negli ultimi decenni ha indotto ad un riutilizzo degli strumenti d'epoca e, quindi, a porre nuovamente il problema della loro autentica accordatura, riassaporando sonorità divenute, col tempo, inedite. Nel caso di Bach – accordatura ben temperata, non del tutto equabile, quindi ancora soggetta ad interventi e adattamenti –permaneva il mistero sulle modalità con cui il compositore era uso sistemare, pare in pochi minuti, gli strumenti a tastiera. Se le soluzioni ora proposte si confermeranno valide, forse anche questo secolare enigma potrà considerarsi risolto.
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Un mistero su cui si discute da secoli
potrebbe avere trovato la soluzione grazie a due esperti Savonesi
SVELATO IL SEGRETO DI BACH
Così accordava in pochi minuti il suo Clavicembalo ben temperato
FERDINANDO MOLTENI
Savona. Un antico Organo Pittaluga della parrocchiale di San Bernardo in Valle e il suo gemello della Cappella Sistina di Savona, un restauratore con la passione per le accordature, direttore di Coro, un ghirigoro sul frontespizio del manoscritto originale del Clavicembalo ben temperato di Bach. Sono questi gli ingredienti – miscelati dal caso – che hanno portato alla soluzione di un mistero vecchio di quasi trecento anni: il metodo di Johann Sebastian Bach per accordare gli strumenti a tastiera.
I protagonisti in carne e ossa di quest’avventura si chiamano Graziano Interbartolo, unico maestro restauratore di Organi antichi dell'Italia settentrionale e Paolo Venturino, vigoroso musicista e direttore del Coro della Cattedrale di Savona. Il primo appartato e intimorito dalle potenzialità della scoperta, il secondo più disponibile a raccontarne i dettagli, pur consapevole delle inevitabili critiche che la soluzione del Codice Bach si porterà appresso.
La storia comincia un paio d’anni fa col restauro di un Organo in una Parrocchia dell'entroterra di Savona, a pochi passi dal Santuario della Madonna di Misericordia, San Bernardo in Valle. Lavorando su quello strumento – racconta Venturino – ci accorgemmo delle notevoli impostazioni nordiche delle canne, sia per quanto riguarda le misure che per i timbri sonori, sia per una particolarità nell'accordatura. È un'accordatura interessante – secondo il musicista – che fa il paio con quella dell'organo della Cappella. Sistina. Entrambi gli strumenti, settecenteschi, provengono dalla bottega Pittaluga di Santa Margherita Ligure che aveva tratto le sue origini, a metà del Seicento, dal Gesuita Fiammingo Wilhem Hermans. E proprio dal religioso sarebbero giunti in Liguria alcuni elementi dell'arte organaria dell'Europa del Nord dei tempi di Bach.
Che gli strumenti siano d'origine Germanica è evidente fin dall'aspetto: il profilo della facciata, costituito da torri e figurazioni di canne non allineate, assai diverse da quelle in uso in Italia. Ma è l'accordatura ad avere qualcosa di speciale. Il problema descritto da Venturino è squisitamente tecnico, ma essenziale alla comprensione della scoperta. Per ottenere tutte le tonalità della musica classica – spiega – a partire dal Rinascimento, i costruttori di strumenti a tastiera hanno escogitato diversi sistemi di accordatura che conciliassero il più possibile l'accordatura naturale con l'uso di molte tonalità diverse: oggi le nostre tastiere e i nostri Pianoforti sono accordati in temperamento eguale, ovvero la scala è costituita da 12 semitoni tutti uguali, e quindi non naturali. Permettono l'uso di tutte le tonalità, ma hanno notevoli problemi nell'accordatura di alcuni suoni.
Non era così ai tempi di Bach. E non è così sull'Organo di San Bernardo in Valle. Venturino e Interbartolo discutono a lungo la questione. Il restauratore, nel suo laboratorio di Stella Gameragna, si butta nello studio dei temperamenti in uso nel Seicento nell'alta Germania e li confronta con quello dell'Organo Savonese. Arriva ad alcune conclusioni che, tuttavia, tiene per sé. Intanto, lo strumento viene inaugurato, nell'ottobre del 2005, dal grande Gustav Leonhardt.
In quelle settimane, Interbartolo scopre uno studio, pubblicato negli Stati Uniti da un certo Bradley Lehman sull'accordatura di Bach. In un articolo – spiega Venturino – il ricercatore descrive soluzioni in parte coerenti con quelle scoperte da Interbartolo, in parte assolutamente non condivisibili. Lehman, ingegnere del suono, si diletta nell’eseguire musiche su strumenti antichi, ma, secondo i due Savonesi, commette alcuni decisivi errori.
Interbartolo, alla luce dello studio Americano, decide di uscire allo scoperto e discute la sua indagine con amici ed esperti. Prova ad accordare, sulla base delle sue intuizioni, un Pianoforte Bösendorfer del 1896. L'ascolto è esaltante. Poi il restauratore spiega: l'accordatura di Bach è descritta, nel dettaglio, sopra il titolo del Clavicembalo ben temperato, manoscritto autografo del 1722. Quello che a tutta prima, sembra un ghirigoro è, in realtà, un acrostico. Una sorta di messaggio cifrato per iniziati, fatto apposta per tutelare un piccolo – grande segreto professionale, quello dell'accordatura perfetta.
Una serie di circoletti – spiega Venturino – corrisponde alla serie delle quinte da accordare con lettere – simbolo e piccoli segni utili a svelare l'enigma. Lehman ha letto l'acrostico in modo corretto solo in piccola parte, per cui la soluzione d'accordatura che propone è irrealizzabile a orecchio, soprattutto nel quarto d'ora che, secondo i figli, impiegava Bach ad accordare lo strumento.
Ma ecco il Codice Bach finalmente svelato. La lettura di Interbartolo – conclude Venturino – si fonda su metodi d'accordatura ancora rinascimentali (diminuzione delle quinte Fa – Do, Do – Sol, Sol – Re, Re – La, La – Mi di un quarto di comma), correlati con 4 quinte pure (Sib – Fa, Mi – Si, Si – Fa#, Fa# – Do#) e tre allargate di 1/12 di comma (Do# – Sol#, Lab – Mib, Mib – Sib). La soluzione corrisponde esattamente alla lettura coerente dell’acrostico e alla sua possibilità di realizzazione in pochi minuti. La soluzione di Bach, geniale come la sua musica, presenta, quindi, l'accordatura naturale delle tonalità più usate, ma rende praticabili anche le più complesse, conciliando l'antico col nuovo, il passato medievale ai tempi moderni.
A luglio, in Cattedrale a Savona, ci sarà la prima del Clavicembalo ben temperato su Pianoforte Bechstein del 1898, accordato secondo il temperamento Bach 1722.
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LE LEGGI DEL SUONO E QUELLE DEL COSMO
W. EDWIN ROSASCO
Pare impossibile, al giorno d'oggi, che un problema come quello dell'accordatura degli strumenti musicali possa aver suscitato, storicamente, dispute accese ben al di là di una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Eppure, nel corso dei secoli, a questo problema si sono, appassionatamente e polemicamente, dedicate molte fra le più acute menti della storia, come, fra gli altri, Leonardo, Cartesio, Keplero, Galileo, Newton, Rousseau. La possibile scoperta della chiave segreta su cui un grandissimo fra i compositori, Johann Sebastian Bach, sembrerebbe aver basato la propria idea di accordatura per gli strumenti a tastiera riporta direttamente al punto cruciale di questa lunga storia, i due libri del Clavicembalo ben temperato: quarantotto preludi e fughe, in tutte le tonalità, con cui Bach indicava la via verso l'accordatura moderna, basata sul temperamento equabile. La soluzione sarebbe rimasta nascosta per qualche secolo in uno strano ghirigoro apparentemente decorativo sul frontespizio del primo libro.
Ma cos'è il temperamento? E perché tanto interesse in un argomento così particolare? Chi fosse particolarmente incuriosito potrà ricorrere a Temperamento. Storia di un enigma musicale, pubblicato da EDT, in cui Stuart Isacoff ne racconta le vicende con appassionante e divertente, chiarezza.
L'importanza extra–musicale della questione risultava evidente ove si supponessero relazioni immediate fra le leggi che regolano la produzione del suono con quelle che istituiscono l'ordine del cosmo. Il primo a stabilire un tale nesso pare sia stato Pitagora, che fu anche il primo a calcolare le proporzioni matematiche alla base dei più semplici intervalli musicali: di 2:1 per l'intervallo di ottava (le vibrazioni raddoppiano, ad esempio, fra un Do e il Do ad esso superiore), 3:2 per la quinta, 4:3 per la quarta.
Se non che – qui sta il problema – ci si accorse che, sommando intervalli diversi, partendo, ad esempio, da una stessa nota, le distanze pure non avrebbero più prodotto ritrovandosi su un'altra nota comune, altezze uguali, con il rischio di fastidiose cacofonie. In un tessuto musicale relativamente semplice, la cosa poteva non disturbare troppo; ma quando, soprattutto a partire dal XIV secolo, le cose si fecero più complesse, divenne impellente cercare di far quadrare i conti. E l’unica possibile soluzione era quella di temperare la scala musicale, limando un poco qua e là, a seconda dei diversi temperamenti, gli intervalli puri, in modo che le note tornassero a consonare. Ma – pensavano alcuni – se le leggi della musica rispecchiano quelle del cosmo, se tutto il Creato poggia su meravigliose corrispondenze, era lecito dare un’aggiustatina alle divine proporzioni che regolano il rapporto fra i suoni? Vincenzo Galilei, ispiratore di quella Camerata Fiorentina che aprì le porte alla grande stagione del melodramma, venne accusato d’immoralismo perché sosteneva la necessità del temperamento, che avrebbe piegato le leggi divine alle cangianti esigenze della pratica musicale: un pericoloso relativista, insomma, nel cui figlio Galileo tanta immoralità si sarebbe confermata, non solo nella musica, ma direttamente rivoluzionando la concezione stessa del Cosmo.
Cartesio si dichiarò contrario al temperamento, Newton, un po' a malincuore, ne riconobbe le ragioni, i musicisti premevano per una soluzione praticabile. La parola definitiva la disse Bach con il suo Clavicembalo ben temperato; segnando la strada verso la totale affermazione del temperamento equabile – le dodici note fissate ad uguale distanza – che mandò progressivamente, ma inesorabilmente, in soffitta ogni diversa opzione.
Fine della storia? Non ancora, perché il grande sviluppo degli studi sulla musica antica negli ultimi decenni ha indotto ad un riutilizzo degli strumenti d'epoca e, quindi, a porre nuovamente il problema della loro autentica accordatura, riassaporando sonorità divenute, col tempo, inedite. Nel caso di Bach – accordatura ben temperata, non del tutto equabile, quindi ancora soggetta ad interventi e adattamenti –permaneva il mistero sulle modalità con cui il compositore era uso sistemare, pare in pochi minuti, gli strumenti a tastiera. Se le soluzioni ora proposte si confermeranno valide, forse anche questo secolare enigma potrà considerarsi risolto.
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
hermann
Data: 05 giugno 2006, 12:46
Il tutto promette un'interessante discussione.
Ma non e' la stessa cosa (acrostico a parte) che aveva detto De Luca nel suo intervento del 21/02/06 - 15:14 nel forum "Re: PRELUDIO nr. 2 (Do minore) LIBRO I CLAVICEMBALO BEN TEMPERATO" ?
Hermann
Ma non e' la stessa cosa (acrostico a parte) che aveva detto De Luca nel suo intervento del 21/02/06 - 15:14 nel forum "Re: PRELUDIO nr. 2 (Do minore) LIBRO I CLAVICEMBALO BEN TEMPERATO" ?
Hermann
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
Cinghiale
Data: 05 giugno 2006, 19:43
Non conosco la posizione del M.o De Luca, mentre Lehman ha tentato di ricostruire il tutto a mezzo elaboratore, facendo finta di ignorare che, ai tempi, non c'erano né frequenzimetri, né elaboratori, partorendo il risultato che conosciamo.
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
fernando de luca
Data: 07 giugno 2006, 00:16
vedo che l' argomento è finalmente entrato nel vivo lode a Dio (o S.D.G. SOLI DEO GLORIA)mi fa piacere e molto il vedere che qualcuno senza il mio stimolo si pone il problema....che veramente ci potrebbe far parlare per decenni a venire. In quanto al temperamento cosiddetto di Bach il mio pensiero l'ho palesato come dice il caro Hermamn nel mio intervento a riguardo al 2 preludio in do min libro I dalla tastiera ben temperata o lo strumento da tasto ben temperato del grande di Eisenach,quello che posso aggiungere è la mia speranza futura che la forma mentis nuova che potrebbe nascere da tutto questo , sia la nuova visione dell'opera di Bach che degl'altri autori del passato,e siano visti nella giusta luce ,scevra da inutili accademismi e parassitarie e arbitrarie interpretazioni della musica stessa, collocate nella giusta dimensione nel rispetto del nostro presente....un caro saluto a tutti Fernando De Luca
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
Cristiano
Data: 07 giugno 2006, 09:43
Leggo con curiosità queste parole, curiosità e ignoranza in realtà, perchè non mi sono mai posto il problema: quando ne ho avuto bisogno ho chiamato l'accordatore che ha sempre fatto il suo lavoro senza che io mi ponessi la questione se l'accordatura fosse effettuata con temperamento equabile, o naturale o di Bach 1722. E ho sempre trovato il suono gradevole.
Generalmente un accordatore che tipo di temperamento utilizza? Quelli che hanno avuto a che fare con il mio pianoforte sono sempre arrivati con un aggeggino elettronico, che presumo assista per un temperamento equabile.
Aggiungo che quando mi sono trovato a suonare ad esempio la chitarra assieme ad un pianoforte o ad una tastiera elettronica, ho notato fastidiose piccole dissonanze, che attribuivo all'approssimazione dell'accordatura dello strumento elettronico, visto che la mia chitarra da sola mi suonava gradevole.
E' forse così? Cioè se suono uno strumento da solo non noto le anomalie di un temperamento equabile, mentre se ne metto insieme almeno due la dissonanza si evidenzia?
(Mi rispondo parzialmente: documentandomi un po' ho capito che pianoforte e chitarra sono entrambi accordati con temperamento equabile, quindi le dissonanze sono frutto di altri fenomeni, come ad esempio la differenza di tensione delle corde di una chitarra... )
Messaggio modificato il giorno 07/06/2006, 10:50
Generalmente un accordatore che tipo di temperamento utilizza? Quelli che hanno avuto a che fare con il mio pianoforte sono sempre arrivati con un aggeggino elettronico, che presumo assista per un temperamento equabile.
Aggiungo che quando mi sono trovato a suonare ad esempio la chitarra assieme ad un pianoforte o ad una tastiera elettronica, ho notato fastidiose piccole dissonanze, che attribuivo all'approssimazione dell'accordatura dello strumento elettronico, visto che la mia chitarra da sola mi suonava gradevole.
E' forse così? Cioè se suono uno strumento da solo non noto le anomalie di un temperamento equabile, mentre se ne metto insieme almeno due la dissonanza si evidenzia?
(Mi rispondo parzialmente: documentandomi un po' ho capito che pianoforte e chitarra sono entrambi accordati con temperamento equabile, quindi le dissonanze sono frutto di altri fenomeni, come ad esempio la differenza di tensione delle corde di una chitarra... )
Messaggio modificato il giorno 07/06/2006, 10:50
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
Cinghiale
Data: 09 giugno 2006, 13:32
La maggior parte di frequenzimetri non visualizza direttamente la frequenza, ma solo se è calante o crescente rispetto ad un temperamento che, nella maggior parte dei casi, è solo quello equabile, con qualche eccezione, che consente di accordare secondo Tartini & Vallotti. Le dissonanze, inoltre, dipendono anche dal fatto che ci potrebbe essere una lieve discordanza fra gli strumenti di tortura utilizzati per accordare gli Strumenti musicali. In ogni cas, diffidare da tutti coloro i quali utilizzano i frequenzimetri e non sono in grado di accordare ad orecchio! Il temperamento proposto da Bach, già utilizzato da Werckmeister sugli Organi suonati da Buxtehude, è un temperamento circolante, che, però, consente di lasciare ad ogni tonalità il proprio carattere, senza ridurre il passaggio di tonalità ad una mera trasposizione dei suoni verso l'acuto o o verso il grave. Va da sé che gli Strumenti anteriori o le copie moderne da utilizzarsi per l'esecuzione di musica antecedente il periodo barocco od agli inizi dello stesso debbano essere accordati con il temperamento mesotonico.
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
Cristiano
Data: 09 giugno 2006, 16:10
Quindi un accordatore professionista utilizzerà l'accordatore elettronico per una accordatura di massima, poi ritoccata ad orecchio secondo il suo gusto e quello del proprietario dello strumento. Questo spiegherebbe anche perchè molti dei grandi hanno il proprio accordatore personale, che perpara gli strumenti secondo il gusto e i desideri dell'esecutore.
Un aspetto che non avevo considerato e quando ho visto il tecnico di Chick Corea all'opera sul pianoforte fino a pochi minuti prima dell'inizio del concerto mi sono domandato "che ci sarà di così complicato, basta usare un accordatore elettronico". Ignorante che sono!
In pochi giorni di frequentazione ho già iniziato ad aggiungere tasselli importanti al mio modo di vedere il pianoforte e la musica che da esso scaturisce.
Ciao, Cristiano
Un aspetto che non avevo considerato e quando ho visto il tecnico di Chick Corea all'opera sul pianoforte fino a pochi minuti prima dell'inizio del concerto mi sono domandato "che ci sarà di così complicato, basta usare un accordatore elettronico". Ignorante che sono!
In pochi giorni di frequentazione ho già iniziato ad aggiungere tasselli importanti al mio modo di vedere il pianoforte e la musica che da esso scaturisce.
Ciao, Cristiano
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
Cinghiale
Data: 10 giugno 2006, 08:11
Un vero accordatore non utilizza mai divolerie elettroniche, ma solo il diapason e l'orecchio. Al massimo, potrebbe avere 3 diapason, rispettivamente a 415, 435 e 440 Hz, ma nulla più. Parimenti, nessun musicista degno di chiamarsi tale utilizzerebbe gli strumenti elettronici per scopi diversi dalla dattilografia tramite collegamento all'elaboratore.
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
fernando de luca
Data: 10 giugno 2006, 09:49
comunque nel 600 e 700 esisteva il sonometro per accordare cembali e organi non era una diavoleria elettronica ma un ausilio non poco indifferente che lo usavano sia per la teorizzazione che la pratica dei temperamenti, oggidì' vi sono delle ottime macchine vedi Korg MT1200 multitemperament dove vi sono diversi tipi di temperamenti pitagorico mesotonico werckmeister III kirnberger III tartini vallotti e anche 2 canali per poter memorizzare altri temperamenti (basta avere la tabella in conversione in cent ) comunque l' orecchio è la base principale per ogni musicista senza dubbio,ma voglio vedere chi riesce a temperare in mezzo alla confusione pre concerto che sistematicamente avviene ogni volta, lo so per esperienza , perchè essendo cembalista lo strumento me lo accordo sempre io ,non delego mai nessuno (perché non mi sta mai bene come accordano e temperano i cembali gli accordatori di pianoforte ,e quando me lo fanno lo riaccordo ,con gioia degli organizzatori che devono pagare il servizio!!!!scherzo....) condivido pienamente il pensiero di Cinghiale un musicista degno di chiamarsi con tale nome per accordare il proprio strumento deve utilizzare il proprio orecchio....ma quanti pianisti(e di grido)lo fanno o lo sanno fare?!? bella domanda eh vero? un saluto Fernando De Luca
Re: Bach ed il temperamento
Inviato da:
organistello
Data: 10 giugno 2006, 23:26
Personalmente non disdegno la nuova tecnologia. L'accordatore elettronico certamente può essere e deve essere un ausilio complementare per l'accordatore, ma non certamente un sostituto; un vero accordatore deve saper accordare ad orecchio, ma in alcuni casi dove questo non è sempre possibile, ben venga l'accordatore elettronico.
Ci sono casi dove poi l'accordatore elettronico è veramente indispensabile (parlo di strumenti altamente professionali), ad esempio nell'accordatura di organi a canne con più corpi d'organo dislocati in ambienti diversi. In questo caso gli strumenti professionali permettono di verificare anche la temperatura dell'ambiente, calcolando eventuali piccolissimi spotamenti di diapason nel caso in cui due corpi d'organo siano posti in ambienti con temperature sensibilmente diverse, compensando in tal modo eventuali differenze di diapason appunto fra i due corpi.
Purtroppo, e con molto rammarico, credo che quasi nessun pianista sia in grado di accordarsi il proprio pianoforte, ne tanto meno regolare una meccanica, e va da se che che sarebbe improponibile per costoro fare interventi anche più delicati e complessi come l'intonazione dei martelli. Fra i nomi di grido qualcuno si salva, come Glenn Gould, che non faceva avvinare nessuno al suo vecchio Steinway e se lo accordava e regolava da se, e Michelangeli, che passava ore a lavorare alla cordiera e alla martelliera.
Credo anche io che un musicista degno di questo nome debba conoscere a fondo e profondamente le caratteristiche tecniche del proprio strumento. Ahime, questo è veramente molto raro. Purtroppo si pensa troppo a mettere le mani sulla tastiera, e troppo poco a farsi una CULTURA totale dello (allo) strumento, come se queste cose non riguardassero, direttamente o indirettamente, la musica.
Cari saluti
Ci sono casi dove poi l'accordatore elettronico è veramente indispensabile (parlo di strumenti altamente professionali), ad esempio nell'accordatura di organi a canne con più corpi d'organo dislocati in ambienti diversi. In questo caso gli strumenti professionali permettono di verificare anche la temperatura dell'ambiente, calcolando eventuali piccolissimi spotamenti di diapason nel caso in cui due corpi d'organo siano posti in ambienti con temperature sensibilmente diverse, compensando in tal modo eventuali differenze di diapason appunto fra i due corpi.
Purtroppo, e con molto rammarico, credo che quasi nessun pianista sia in grado di accordarsi il proprio pianoforte, ne tanto meno regolare una meccanica, e va da se che che sarebbe improponibile per costoro fare interventi anche più delicati e complessi come l'intonazione dei martelli. Fra i nomi di grido qualcuno si salva, come Glenn Gould, che non faceva avvinare nessuno al suo vecchio Steinway e se lo accordava e regolava da se, e Michelangeli, che passava ore a lavorare alla cordiera e alla martelliera.
Credo anche io che un musicista degno di questo nome debba conoscere a fondo e profondamente le caratteristiche tecniche del proprio strumento. Ahime, questo è veramente molto raro. Purtroppo si pensa troppo a mettere le mani sulla tastiera, e troppo poco a farsi una CULTURA totale dello (allo) strumento, come se queste cose non riguardassero, direttamente o indirettamente, la musica.
Cari saluti