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Tecnica vocale, repertorio, interpreti, studio dei brani e tutte le discussioni specifiche riguardanti i cantanti.
Intervista ad Antonio Juvarra (prima parte)
Inviato da:
manuelabrandi
Data: 04 marzo 2012, 09:02
Ho trovato in internet questa intervista, che penso possa interessare a molti.
1) Gent.mo M° Antonio Juvarra ci racconti in breve la sua carriera da cantante e da insegnante di canto.
Io ho avuto una carriera doppia da cantante (baritono) in parallelo allo studio e all’insegnamento della tecnica vocale.
Le tappe principali della mia carriera da cantante sono state “Le nozze di Figaro” alla Scala con la direzione di Riccardo Muti e molte recite di Bohème in Germania con Rudel.
Già da studente rimanevo insoddisfatto dalle risposte che ricevevo dagli insegnanti in merito ai quesiti che ponevo circa la tecnica di canto, quindi ho testato diversi insegnanti sia in Italia sia all’estero facendomi un’idea meno soggettivistica che di solito si ha della tecnica vocale.
2) Passando da un insegnante ad un altro non si rischia di confondersi le idee?
Si, infatti, questo non può avvenire prima di due o tre anni di studio. In questo modo si riescono a focalizzare certi aspetti della tecnica vocale, dopodichè rimanere con un solo insegnante, secondo me, è limitante, perchè ogni docente privilegia un solo aspetto della tecnica. Siccome la tecnica, come la vita, è basata su una relazione bipolare, tra opposti, si rischia di trascurare elementi importanti.
Inoltre, ogni insegnante tende a mettersi in risalto per certe conquiste tecniche che tende ad esaltare, come se volesse apporre un "marchio di fabbrica", ed in questo modo rompe l'equilibrio tra i vari aspetti della tecnica che devono convivere.
3) Lei ha scritto diversi trattati di canto. Cos'è che l'ha spinta a scrivere questi trattati?
Ho visto che chi parlava di tecnica vocale in modo autorevole (almeno qui in Italia) non era un cantante.
Spesso erano libri di carattere storico o libri che presentavano e ponevano sullo stesso piano diverse tesi di canto alcune esatte, altre errate, quindi lo studente non poteva rendersi conto di quali fossero gli aspetti corretti e quali no (mi riferisco al libro della Meragliano Mori "Coscienza della voce": sicuramente un libro ben fatto, ma tende ad essere troppo rispettosa anche di tesi strampalate poste sullo stesso piano di tesi corrette) .
4) Cos'è per lei la tecnica del canto?
Mi rifaccio ad un pensiero di Mancini che dice: "L'arte del canto consiste nel trovare e nel mettere in luce la natura profonda". La tecnica non è una protesi della natura, ma è un modo per far emergere la natura profonda della voce. Solo in questo modo si può "cantare bene" da tutti i punti di vista: tecnico, espressivo, estetico. Diversamente, ci troviamo sempre di fronte a surrogati.
5) Quindi la tecnica, secondo lei, dovrebbe valorizzare la natura?
Si, è come se in noi fosse nascosto un "cantante automatico" che non può agire perchè abbiamo abitudini fonatorie che sono dei semplici riflessi incondizionati, pertanto questa natura profonda non emerge normalmente perchè la fonazione normale non è quella del canto, è come se non fosse necessaria. La tecnica consiste nel risvegliare e far emergere questo "cantante automatico".
6) Quand'è che una persona può ritenersi di aver assimilato una tecnica, quando risulta un canto naturale?
Si, quando c'è un adeguato equilibrio acustico tra le componenti principali della voce: la rotondità, la morbidezza e la brillantezza, quando queste tre componenti sono fuse ed hanno un rapporto armonico. Avere un rapporto armonica significa che tutte le componenti hanno la stessa importanza e sono interindipendenti, cioè ognuna è autonoma ma collabora alla creazione del risultato finale che acusticamente è superiore alla somma delle singole componenti.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi viene accentuato un aspetto a scapito degli altri. Per esempio, in questo periodo, si accentua in modo eccessivo la brillantezza del suono avanti a scapito della morbidezza.
Bisogna distinguere la brillantezza naturale dalla brillantezza artificiale. La brillantezza naturale in termini assoluti è meno brillante della brillantezza artificiale, perchè la prima è fusa con la morbidezza, però questo dà luogo al canto sul fiato con una risonanza libera, mentre l'altra dà come risultato un suono forzato.
7) E' per questo quindi che oggi "non ci sono più le grandi voci", perchè vengono costrette?
Si, è così, e tutto ciò è causato da un'errata concezione della respirazione.
8) Anche leggendo i suoi trattati emerge il fatto che la tecnica oggi difetta nella respirazione. In una scala da 1 a 100, quanto è importante per la tecnica la respirazione?
Un 70%. Nell'affermare questo sono in linea con la tradizione di canto all'italiana.
9) Ci parli un po' della tecnica di canto all'italiana: attira milioni di studenti stranieri nel nostro Paese per apprenderla. In cosa consiste la tecnica di canto all'italiana?
Paradossalmente la tecnica di canto italiana è qualcosa che non si trova in Italia, ormai siamo arrivato a questo!!!
Magari può essere un possesso istintivo di un pianista accompagnatore, di un singolo insegnante di canto anche non prestigioso che ha ereditato questo tipo di suono, ma presso molti insegnanti di canto quotati e anche molti cantanti famosi che si mettono ad insegnare è totalmente travisata da interpretazioni personali o influenze estranee a questa tradizione.
Essenzialmente la tecnica vocale italiana è una tecnica classica che consiste nel mettere in luce la natura profonda del cantante facendo in modo che questo si fonda con un gusto estetico classico mediterraneo dell'equilibrio, dell'armonia, della serenità.
Perchè questo avvenga occorre avere una concezione chiara dal ruolo svolto dalle cavità di risonanza, dalla dizione, dalla creazione dello spazio di risonanza.
Io mi baso molto sulla formula di Pacchiarotti (n.d.r. celebre cantante) che chi sa ben respirare e ben sillabare saprà ben cantare!!
In effetti il canto all'italiana è questa fusione, questa relazione magica che si stabilisce tra il lavoro di sintonizzazione acustica svolto dalla corretta dizione (non nel senso dell'accademia d'arte drammatica o del declamato, ma del semplice dire, del parlare fluidamente sul fiato) e il fiato. Riuscire a mantenere nella scansione delle sillabe la stessa fluidità e semplicità di quando si parla fa sì che si mantenga la risonanza libera.
Che ruolo ha in tutto questo la respirazione?
La respirazione deve creare uno spazio di risonanza duttile, non rigido e non statico e che non corrisponde alla massima apertura della gola.
Molto spesso, invece, il concetto di gola aperta viene interpretato e realizzato come "apertura massima della gola", ma è sbagliato perchè questa apertura massima rigida della gola blocca la scioltezza dei movimenti articolatori che non possono più creare la sintonizzazione del suono libero "a fuoco".
A questo punto si creano le compensazioni: o si aumenta artificialmente l'appoggio o si accentua la posizione in avanti della voce. Viene quindi a mancare l'equilibrio avanti-indietro che quando funziona viene percepito come semplicità, fluidità e naturalezza, non qualcosa di coatto.
10) Ci fa qualche nome di cantante che applica la tecnica di canto all'italiana?
Pavarotti senz'altro, Montserrat Caballé, Tito Schipa, Aureliano Pertile nonostante non avesse uno dei timbri più felici che poteva indurre a interpretare male quello che faceva.
Al giorno d'oggi percepisco che la didattica insiste troppo sull'ossessione del suono avanti e su un eccesso dell'appoggio rigido, di un appoggio muscolare che non è emanazione naturale di un atto respiratorio libero e non serve a creare una risonanza libera, anzi blocca la risonanza e costringe a spingere: è come andare in macchina con il freno a mano tirato!
11) Siccome ha appena nominato Tito Schipa, volevo ricordare che il prossimo settembre, in collaborazione con il tenore Federico Ragusa, terrà a Bari un corso proprio in memoria di questo grande cantante, in cui si parlerà della tecnica di canto all'italiana.
Si, si, insisto molto su questo concetto di canto all'italiana, perchè purtroppo è spesso travisata. Si vedono infatti spesso bocche a trombetta, facce con smorfie e contrazioni focalizzate, o corpi irrigiditi da uno pseudo appoggio... siamo completamente lontani da una tecnica di canto all'italiana!
1) Gent.mo M° Antonio Juvarra ci racconti in breve la sua carriera da cantante e da insegnante di canto.
Io ho avuto una carriera doppia da cantante (baritono) in parallelo allo studio e all’insegnamento della tecnica vocale.
Le tappe principali della mia carriera da cantante sono state “Le nozze di Figaro” alla Scala con la direzione di Riccardo Muti e molte recite di Bohème in Germania con Rudel.
Già da studente rimanevo insoddisfatto dalle risposte che ricevevo dagli insegnanti in merito ai quesiti che ponevo circa la tecnica di canto, quindi ho testato diversi insegnanti sia in Italia sia all’estero facendomi un’idea meno soggettivistica che di solito si ha della tecnica vocale.
2) Passando da un insegnante ad un altro non si rischia di confondersi le idee?
Si, infatti, questo non può avvenire prima di due o tre anni di studio. In questo modo si riescono a focalizzare certi aspetti della tecnica vocale, dopodichè rimanere con un solo insegnante, secondo me, è limitante, perchè ogni docente privilegia un solo aspetto della tecnica. Siccome la tecnica, come la vita, è basata su una relazione bipolare, tra opposti, si rischia di trascurare elementi importanti.
Inoltre, ogni insegnante tende a mettersi in risalto per certe conquiste tecniche che tende ad esaltare, come se volesse apporre un "marchio di fabbrica", ed in questo modo rompe l'equilibrio tra i vari aspetti della tecnica che devono convivere.
3) Lei ha scritto diversi trattati di canto. Cos'è che l'ha spinta a scrivere questi trattati?
Ho visto che chi parlava di tecnica vocale in modo autorevole (almeno qui in Italia) non era un cantante.
Spesso erano libri di carattere storico o libri che presentavano e ponevano sullo stesso piano diverse tesi di canto alcune esatte, altre errate, quindi lo studente non poteva rendersi conto di quali fossero gli aspetti corretti e quali no (mi riferisco al libro della Meragliano Mori "Coscienza della voce": sicuramente un libro ben fatto, ma tende ad essere troppo rispettosa anche di tesi strampalate poste sullo stesso piano di tesi corrette) .
4) Cos'è per lei la tecnica del canto?
Mi rifaccio ad un pensiero di Mancini che dice: "L'arte del canto consiste nel trovare e nel mettere in luce la natura profonda". La tecnica non è una protesi della natura, ma è un modo per far emergere la natura profonda della voce. Solo in questo modo si può "cantare bene" da tutti i punti di vista: tecnico, espressivo, estetico. Diversamente, ci troviamo sempre di fronte a surrogati.
5) Quindi la tecnica, secondo lei, dovrebbe valorizzare la natura?
Si, è come se in noi fosse nascosto un "cantante automatico" che non può agire perchè abbiamo abitudini fonatorie che sono dei semplici riflessi incondizionati, pertanto questa natura profonda non emerge normalmente perchè la fonazione normale non è quella del canto, è come se non fosse necessaria. La tecnica consiste nel risvegliare e far emergere questo "cantante automatico".
6) Quand'è che una persona può ritenersi di aver assimilato una tecnica, quando risulta un canto naturale?
Si, quando c'è un adeguato equilibrio acustico tra le componenti principali della voce: la rotondità, la morbidezza e la brillantezza, quando queste tre componenti sono fuse ed hanno un rapporto armonico. Avere un rapporto armonica significa che tutte le componenti hanno la stessa importanza e sono interindipendenti, cioè ognuna è autonoma ma collabora alla creazione del risultato finale che acusticamente è superiore alla somma delle singole componenti.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi viene accentuato un aspetto a scapito degli altri. Per esempio, in questo periodo, si accentua in modo eccessivo la brillantezza del suono avanti a scapito della morbidezza.
Bisogna distinguere la brillantezza naturale dalla brillantezza artificiale. La brillantezza naturale in termini assoluti è meno brillante della brillantezza artificiale, perchè la prima è fusa con la morbidezza, però questo dà luogo al canto sul fiato con una risonanza libera, mentre l'altra dà come risultato un suono forzato.
7) E' per questo quindi che oggi "non ci sono più le grandi voci", perchè vengono costrette?
Si, è così, e tutto ciò è causato da un'errata concezione della respirazione.
8) Anche leggendo i suoi trattati emerge il fatto che la tecnica oggi difetta nella respirazione. In una scala da 1 a 100, quanto è importante per la tecnica la respirazione?
Un 70%. Nell'affermare questo sono in linea con la tradizione di canto all'italiana.
9) Ci parli un po' della tecnica di canto all'italiana: attira milioni di studenti stranieri nel nostro Paese per apprenderla. In cosa consiste la tecnica di canto all'italiana?
Paradossalmente la tecnica di canto italiana è qualcosa che non si trova in Italia, ormai siamo arrivato a questo!!!
Magari può essere un possesso istintivo di un pianista accompagnatore, di un singolo insegnante di canto anche non prestigioso che ha ereditato questo tipo di suono, ma presso molti insegnanti di canto quotati e anche molti cantanti famosi che si mettono ad insegnare è totalmente travisata da interpretazioni personali o influenze estranee a questa tradizione.
Essenzialmente la tecnica vocale italiana è una tecnica classica che consiste nel mettere in luce la natura profonda del cantante facendo in modo che questo si fonda con un gusto estetico classico mediterraneo dell'equilibrio, dell'armonia, della serenità.
Perchè questo avvenga occorre avere una concezione chiara dal ruolo svolto dalle cavità di risonanza, dalla dizione, dalla creazione dello spazio di risonanza.
Io mi baso molto sulla formula di Pacchiarotti (n.d.r. celebre cantante) che chi sa ben respirare e ben sillabare saprà ben cantare!!
In effetti il canto all'italiana è questa fusione, questa relazione magica che si stabilisce tra il lavoro di sintonizzazione acustica svolto dalla corretta dizione (non nel senso dell'accademia d'arte drammatica o del declamato, ma del semplice dire, del parlare fluidamente sul fiato) e il fiato. Riuscire a mantenere nella scansione delle sillabe la stessa fluidità e semplicità di quando si parla fa sì che si mantenga la risonanza libera.
Che ruolo ha in tutto questo la respirazione?
La respirazione deve creare uno spazio di risonanza duttile, non rigido e non statico e che non corrisponde alla massima apertura della gola.
Molto spesso, invece, il concetto di gola aperta viene interpretato e realizzato come "apertura massima della gola", ma è sbagliato perchè questa apertura massima rigida della gola blocca la scioltezza dei movimenti articolatori che non possono più creare la sintonizzazione del suono libero "a fuoco".
A questo punto si creano le compensazioni: o si aumenta artificialmente l'appoggio o si accentua la posizione in avanti della voce. Viene quindi a mancare l'equilibrio avanti-indietro che quando funziona viene percepito come semplicità, fluidità e naturalezza, non qualcosa di coatto.
10) Ci fa qualche nome di cantante che applica la tecnica di canto all'italiana?
Pavarotti senz'altro, Montserrat Caballé, Tito Schipa, Aureliano Pertile nonostante non avesse uno dei timbri più felici che poteva indurre a interpretare male quello che faceva.
Al giorno d'oggi percepisco che la didattica insiste troppo sull'ossessione del suono avanti e su un eccesso dell'appoggio rigido, di un appoggio muscolare che non è emanazione naturale di un atto respiratorio libero e non serve a creare una risonanza libera, anzi blocca la risonanza e costringe a spingere: è come andare in macchina con il freno a mano tirato!
11) Siccome ha appena nominato Tito Schipa, volevo ricordare che il prossimo settembre, in collaborazione con il tenore Federico Ragusa, terrà a Bari un corso proprio in memoria di questo grande cantante, in cui si parlerà della tecnica di canto all'italiana.
Si, si, insisto molto su questo concetto di canto all'italiana, perchè purtroppo è spesso travisata. Si vedono infatti spesso bocche a trombetta, facce con smorfie e contrazioni focalizzate, o corpi irrigiditi da uno pseudo appoggio... siamo completamente lontani da una tecnica di canto all'italiana!