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Metodologia e didattica dell'educazione musicale, discussioni, scambi professionali ed esperienze.

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come si affronta lo studio del solfeggio cantato?
Inviato da: stefc
Data: 07 novembre 2008, 23:27

Ciao a tutti! Vado subito al sodo: mi spiegate come si affronta lo studio del solfeggio cantato? Ho da qualche tempo iniziato (da autodidatta) a lavorare sui primi esercizi del Pozzoli. Per ora sono arrivato al 21 del primo volume (nella parte dedicata ai solfeggi cantati)- Tutto sommato, non li trovo neanche troppo difficili. Il mio metodo è questo: intono col pianoforte il do e poi "ad intuito" cerco di capire le altre note. Ogni tanto mi viene qualche dubbio e così, mentre canto, suono la nota in questione sul piano. Dopo qualche ripetizione, l'esercizio mi viene bene. Alla fine, quando ritengo di eseguire l'esercizio correttamente, lo canto suonando il piano con un piccolo ritardo, per controllare eventuali errori. Però non so se questo sia il metodo giusto per affrontare i solfeggi più difficili: se la tonalità inizia ad avere 3-4 alterazioni in chiave o, peggio ancora, incontro delle alterazioni transitorie nella battuta, vado totalmente nel pallone. Si tratta solo di pazienza ed esercizio metodico o esiste proprio una tecnica diversa? Ho letto che il requisito fondamentale per lo studio del solfeggio cantato è la corretta intonazione degli intervalli. Tuttavia, mi sembra difficile che sia possibile riconoscere l'intervallo e intuire e subito dopo la corretta intonazione della nota nel brevissimo arco di tempo che distanzia due note. Inoltre, ho la sensazione che il metodo degli intervalli sia poco naturale. Supponiamo che debba cantare le seguenti note:

Do-Fa-Re-Sol

l'esercizio mi viene senza alcun problema se mi concentro solo sulle note in senso “assoluto”. Tuttavia, se devo pensare di intonare una quarta, una terza minore e di nuovo una quarta, il risultato finale sarà certamente un pasticcio, anche perché per intonare un intervallo, devo prima cercare di immaginare la scala che ha come tonica la prima nota dell'intervallo. Così, solo per le due quarte, devo prima pensare alla scala di do maggiore e poi a quella di re. Insomma, un lavoro per me complicatissimo, soprattutto se si deve cantare un pezzo mai visto prima. E’ forse utile precisare anche che in genere riesco ad intonare bene più o meno tutti gli intervalli, riuscendo anche a riconoscerli ad orecchio, sempre però usando il metodo della scala che mi richiede un certo tempo. Come dire, se ho a disposizione 10-15 secondi, riesco ad intonare correttamente l’intervallo, partendo da qualsiasi nota data, ma ovviamente così non posso sperare di eseguire un solfeggio cantato.
Grazie anticipatamente a tutti coloro che contribuiranno a risolvere i miei dubbi! :-)

Re: come si affronta lo studio del solfeggio cantato?
Inviato da: Carlos
Data: 08 novembre 2008, 15:43

Un ottimo modo per imparare a memorizzare gli intervalli e di conseguenza a saperli intonare
correttamente è quello di cantare prima di ogni esercizio (solfeggio cantato) la scala relativa,
però utilizzando i numeri al posto del nome delle note. Questo sistema abitua a “quantificare”
letteralmente l'ampiezza degli intervalli (da 1 a 4 è una quarta, ma anche da 3 a 6) e, poco a
poco, diventa automatica la loro collocazione all'interno degli esercizi. Quindi il tuo espediente
di intonare la scala è già ottimo di per sé e lo puoi perfezionare così.

Re: come si affronta lo studio del solfeggio cantato?
Inviato da: giusi
Data: 11 novembre 2008, 15:05

Ciao Stefc,

volevo dirti che ci sono due modi di leggere canrando: un modo consiste nel leggere le note "assolute", cioè rispettando le tonalità, come si deve forzatamente fare per suonare qualunque strumento. Si richiede uno studio lungo e complesso per raggiungere una abilità di lettura a prima vista che sia sicura e corretta. L'intervallo di quarta, supponiamo dominante-tonica (V-I grado della scala -ascendendo, quindi VIII) assume infatti nomi diversi in base alla tonalità in cui ti trovi. Inoltre con questo sistema si cantano con gli stessi nomi intervalli diversi: non è possibile indicare le alterazioni (momentanee o in chiave) perciò si canterà ad esempio "do mi" per un intervallo di 3 maggiore ma anche per un intervallo di 3 minore (do mi bemolle oppure do diesis mi). Ciò comporta una grande confusione che non è certo di aiuto.

Esiste un altro modo di leggere cantando: la lettura relativa, che è vicina al concetto che ti ha suggerito Carlos. Indicando i suoni della scala con i numeri, avremo gli stessi intervalli qualunque sia la tonalità (a patto però di avere lo stesso tipo di scala. E se da una scala maggiore passiamo a una minore?...)
La lettura relativa in Italia è poco diffusa, anche perchè si usano gli stessi nomi (1=do 2=re 3=mi...) che da noi vengono usati per la lettura dei suoni assoluti, ma se si decide di utilizzare l'indicazione letterale greco-anglosassone (A=la B=si C=do...)per i suoni assoluti, il vantaggio che si ricava nella lettura cantata relativa è enorme.
Se ti interessa provare questo modo di leggere puoi trovare un corso gratuito qui:
http://www.musicalfabeto.it/didattica/lezioni-lettura-musicale/lezioni-lettura-musicale.htm

Buona musica!

Re: come si affronta lo studio del solfeggio cantato?
Inviato da: stefc
Data: 11 novembre 2008, 23:34

Ciao e grazie ad entrambi per le risposte. Il mio obiettivo è quello di studiare il solfeggio cantato per suonare "meglio" il pianoforte. Ho iniziato lo studio di questo meraviglioso strumento tanti anni fa con un maestro col quale non mi sono mai trovato molto bene. Secondo lui, il solfeggio (sia quello parlato che quello cantato) non era realmente utile. Mi sarebbero serviti solo se avessi voluto fare il conservatorio, per sostenere il famoso esame. Ma se il mio obiettivo (che è rimasto sempre lo stesso) non è quello di raggiungere il diploma, quanto piuttosto imparare a suonare bene, avrei potuto tranquillamente farne a meno. La necessità di seguire i miei altri studi non musicali, mi ha spinto ad abbandonare le lezioni col maestro, proseguendo da autoditatta. Negli anni di studio da solo, ho studiato teoria sul libro (secondo me stupendo) di Stefano Lanza. Per i solfeggi parlati ho usato i libri del Pozzoli, e poi mi sono dedicato alla lettura di tanti brani, a volte anche molto impegnativi. Tuttavia, com'è facile immaginare, le mie esecuzioni sono mediocri, a partire dal fatto che mi manca una buona tecnica. Ultimamente ho avuto modo di conoscere (per puro caso) un pianista che insegna in conservatorio e che fa concerti da oltre 30 anni. Ho ripreso a studiare seriamente con lui e devo dire che sto imparando moltissime cose. Tuttavia, mi capita di trovarmi in difficoltà per le mie carenze nel solfeggio cantato. Ecco perché ho pensato di riprenderlo in mano. Col mio maestro non faccio solfeggio dato che le lezioni con lui si limitano ad una al mese (anche perché sono piuttosto costose...) e durante quelle due ore preferisco concentrarmi solo sulla parte strumentale. Dunque, dato che è questo il mio obiettivo, quale metodo mi consigliate di usare? Giusi ha scritto

<<un modo consiste nel leggere le note "assolute", cioè rispettando le tonalità, come si
deve forzatamente fare per suonare qualunque strumento>>

Quindi se il mio scopo è suonare il piano, devo per forza studiare solfeggio così? Comunque ci tengo a sottolineare che uno studio lungo e complesso non mi spaventa. Anzi, in genere affrontare le difficoltà è una cosa che mi diverte e mi spige ad impegnarmi sempre più a fondo. Insomma, sono disposto a metterci tutto l'impegno e la buona volontà necessaria, a patto di non sprecare del tempo. Secondo voi, è possibile imparare a solfeggiare bene (e con "bene" intendo dire quanto basta per suonare il piano) da soli o magari sarebbe meglio se mi rivolgessi ad un altro insegnante col quale concentrarmi solo sul solfeggio?

Grazie ancora della collaborazione!

Re: come si affronta lo studio del solfeggio cantato?
Inviato da: monimar
Data: 12 novembre 2008, 10:12

stefc Ha scritto:
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> Negli anni di studio
> da solo, ho studiato teoria sul libro (secondo me
> stupendo) di Stefano Lanza.

Quoto! :) E' fatto veramente molto bene (e poi Lanza e' una persona che stimo molto!)
Secondo me per suonare bene il solfeggio e' indispensabile, anche se me ne sono resa conto solo in questi giorni... io studiacchiavo solfeggio fino a qualche mese fa, poi per ragioni di tempo ho dovuto smettere. Suono il flauto da un paio d'anni (non molto bene, ma prima o poi imparero'!) e finche' studiavo anche solfeggio suonicchiavo a prima vista decentemente. Ora mi sono resa conto di aver problemi di lettura non solo suonando a prima vista ma anche per brani che ho studiato, per cui ho deciso di ricominciare a studiare solfeggio, anche perche' crescendo la difficolta' degli esercizi ecc. sto facendo veramente fatica a suonare...
Di certo c'e' gente piu' esperta di me che ti puo' rispondere sui solfeggi cantati, comunque la mia insegnante mi suonava l'arpeggio e io cantavo le note cosi' com'erano scritte. All'inizio mi aiutavo suonando o la nota da cantare in leggero ritardo oppure l'accordo, ora che sto ricominciando cerco di evitarlo e un po' riesco (e se riesco io che ho problemi di intonazione...).
Per i cantati utilizzo il Rossi e in parte il Pozzoli.
Ciao!

Re: come si affronta lo studio del solfeggio cantato?
Inviato da: tanyadance
Data: 05 gennaio 2009, 11:50

Io ho studiato solfeggio, parlato e cantato, con l'insegnante che mi ha oreparato ad entrare in Conservatorio e per i tre anni interna al Conservatorio per aver il diplomino di solfeggio, inoltre cantavo nel coro del conservatorio quindi facevo un po' di cantato anche li. Non ho mai avuto grandi difficoltà, sono sempre stata intonata, di natura, però prima di studiare avevo pochissima estensione se cantavo da sola, tantissima se cantavo in gruppo ( questione anche caratteriale, penso ) infatti la bravissima insegnate che avevo in Conservatorio, preparandomi per il pianoforte, ho imparato, studiando tanto, nella lettura delle note assolute ( ho anche praticamente sviluppato un orecchio assoluto, quasi, ma sono cresciuta in mezzo alla musica, ho iniziato a studiare danza classica, accompagnata dal pianoforte a 3 anni e a 6, insieme alla prima elementare, ho iniziato a studiare piano e solfeggio, quindi ho studiato tanto, tanto, tanto.
Però adesso che do qualche lezione ho avuto la soddisfazione di rendere intonata una ragazza che è arrivata alla prima lezione dicendo che voleva suonare, ma di lasciare perdere il cantanto perchè lei non aveva speranza di azzeccare neanche una note, dopo un anno di lezione, intona, gli intervalli, anche a secco, e la faccio cantare da sola a cappela, non capita quasi mai che sbagli, l'altro giorno ha intonato degli intervalli di ottava in modo perfetto.
Il fatto è che secondo me è fondamentale che ci sia qualcuno che ti ascolti. Da sola.... non so...Io non sono cantante, anche se canto in un coro e mi piace cantare, ma mi è stato detto da una mia cara amica, cantante lirica ( ed ha un timbro di voce angelico ) che è praticamente impossibile, soprattutto all'inizio, studiare il cantato da soli ( pure il parlato, pensa un po ). Fai benissimo a prendere la nota e poi riaggiustartela con la tastiera, si fa così per studiare, io anche lo facevo, ma per i compiti a casa, poi l'insegnate aveva sempre qualcosa da correggermi. Vedi noi percepiamo la nostra voce un po' diversamente da come la sentono gli altri, poi devo imparare la respirazione diaframmatica, la fai? Te l'hanno già insegnata?
Scusami se ti ho detto queste cose, è la mia opinione, tutto qui... Sarà che io sono sempre stata sotto uno studio molto tradizionalista, sia per quanto riguarda la danza, sia per quanto riguarda la musica, quindi ho un po' il mio modo di vedere le cose e non è detto che sia giusto..... Baci

Re: come si affronta lo studio del solfeggio cantato?
Inviato da: stefc
Data: 05 gennaio 2009, 22:29

Prima di tutto:

<<Scusami se ti ho detto queste cose, è la mia opinione, tutto qui... >>

Ma scusarsi di che?? Anzi, sono io che devo ringraziare te per la risposta!
Devo dire che ho sempre avuto un ottimo orecchio (evitiamo inutili modestie...) e ho sempre avuto anche un'ottima intonazione vocale. Ho delle cassettine registrate dai miei genitori di me che cantavo a 3 anni e, già allora, non c'era una sola nota fuori posto. Insomma, sono sempre stato portato per la musica, tant'è che pensavo di fare il conservatorio, ma poi ho preferito dedicarmi alla mia seconda grande passione, la fisica...

Ad ogni modo, in genere riesco ad intonare senza problemi e al primo colpo tutti gli intervalli naturali non alterati, anche oltre l'ottava. Mi basta conoscere la nota di partenza e poi, di solito, non ho problemi ad intonare l'intervallo correttamente. Anche con quelli alterati non me la cavo male, devo però prima intonare quello naturale e poi spostarmi del (o dei) semitoni necessari. Ma la questione è un'altra: a me sembra quasi impossibile cantare un pezzo di filato (ovviamente non già conosciuto) basandosi sugli intervalli: ho l'impressione che ci voglia troppo tempo. Se ho un brano che comincia ad avere 4 o 5 alterazioni in chiave, in più compaiono in battuta anche delle alterazioni transitorie, per riconoscere certi intervalli mi serve come minimo un mezzo secondo, poi un altro secondo o due per capire come debba essere intonato quell'intervallo. Alla fine il risultato è corretto, ma non riesco a "cantarlo". In pratica trasformo questi pezzi in una serie di intervalli slegati senza più alcun ritmo. Ecco perché mi chiedevo se per solfeggiare fosse necessario usare un metodo diverso da quello degli intervalli che, oggettivamente, mi sembra troppo lento per permettere un cantato fluido. Per quanto riguarda la tecnica nel canto, confesso di conoscere poco, ma alla fine non mi interessa neanche più di tanto. A me basta che le note siano correttamente intonate. Se poi il risultato canoro non è il massimo, io non mi preoccupo, dato che comunque a me interessa solo suonare, il meglio possibile.
Io faccio riferimento al mio maestro che è in grado di scovare una nota sbagliata (suonata da un suo allievo) al primo ascolto di un brano anche complessissimo, con una caterva di note e alterazioni di ogni genere. Questo lavoro sono in grado di farlo pure io, ma di certo non dal semplice spartito: se si tratta di un brano che conosco (perché l'ho studiato) oppure anche solo perché l'ho ascoltato diverse volte su cd, non mi sfugge nulla. Questo significa che ho un buon orecchio. Ma se mi basassi solo sullo spartito, mi sfuggirebbero la maggior parte degli errori perché, a differenza di quanto non riesca a fare il mio maestro, non sono in grado di "immaginare" la musica solo dalle note scritte. E penso che se sapessi solfeggiare bene, certamente questo mi sarebbe d'aiuto. Chiaro, non pretendo di arrivare ai livelli di un grande pianista com'è lui, ma vorrei davvero riuscire ad incrementare le mie capacità, passando attraverso un lavoro sul suolfeggio e sul dettato. Tra l'altro, per quest'ultimo, ho trovato vari metodi su cd e dvd. Posso quindi continuare a studiare da autoditatta, anche se penso proprio che mi cercherò un secondo maestro che mi aiuti col solfeggio.

Grazie ancora a tutti!

PS Con questo non intendo chiudere la discussione: chiunque voglia dire la sua è graditissimo!

Re: come si affronta lo studio del solfeggio canta
Inviato da: blueclarinet
Data: 06 gennaio 2009, 12:47

Per renderti conto di quale sia il livello da raggiungere prova a prendere un libro di solfeggio cantato usato negli esami di conservatorio,
solo così ti renderai conto di quale livello sia necessario raggiungere,
per il tuo insegnante credo sia difficile raggiungerlo, la sua pratica è di molti anni e solo facendo il suo lavoro da così tanto tempo riusciresti ad essere così bravo.

Quoto sull'impostazione, in generale in pochi fanno fare il solfeggio cantato ai propri allievi, fuori dal conservatorio,
sbagliando, un buon musicista viene fuori dalla pratica nel coro ed in orchestra, oltre che dallo studio.

Se esaminiamo i nuovi libri per l'insegnamento dello strumento nelle medie ci rendiamo conto che per gli strumenti a fiato, la prima cosa che si insegna è l'impostazione e la respirazione,
cosa che i vecchi metodi, datati come il pozzoli per il solfeggio o il lefevre per il clarinetto o il gatto per la tromba, nemmeno tengono in considerazione.

Il risultato è che i giovani strumentisti cresciuti con la nuova metodologia, ( l'impostazione dall'inizio ) sono avvantaggiati in tutto,
perché allora non considerare l'impostazione pure per il canto?
intonare a prima vista avendo una buona base d'appoggio semplifica di tanto la vita.

E' solo una mia modesta opinione, ma ripeto il canto già viene poco considerato, figuriamoci pure l'impostazione.

e pensare che bach ( padre di tutti i più importanti studi per pianoforte) faceva fare tanto canto ai propri figli-allievi, come mai ? solo perchè era un cappellano o per motivi didattici?
io la mia idea me la son fatta, ora tocca a voi.

Per l'orecchio assoluto,
è un dono che anno in pochi e ti d la possibilità di riconoscere un qualsiasi suono di qualsiasi strumento, dato senza note in precedenza, per tutti gli altri si tratta di orecchio relativo, cioè con l'educazione ed esercitazione, si riesce a riconoscere le note del proprio strumento con il margine di un semitono , oppure il suono di un'altro strumento avendo delle note di partenza.
L'esame di dettato in conservatorio prevede appunto l'informazione della tonalità, poi l'accordo maggiore e poi partono con l'esercizio.
Cosa facile per un orecchio relativo ben allenato.
un bravo direttore o compositore riesce ad identificare la nota stonata di un qualsiasi strumento dell'orchestra mentre suonano tutti.

Re: come si affronta lo studio del solfeggio canta
Inviato da: pancetta
Data: 07 giugno 2010, 13:02

Ciao ragazzi, scusate se mi intrometto, ma credo che prima di aprire un nuovo topic forse è meglio approffittare di questo, dato che piu o meno le mie richieste d'aiuto riguardano il cantato...vengo subito al sodo, il problema è infantile, e considerato che ho 30 anni (sonati!), tutto cio potrebbe far sorridere: quando provo a fare gli esercizi di solfeggio cantato mi trema la voce, e per evitare questo tremolio (dovuto al provare disgusto per la propria voce mi sa...) cerco di spingere di piu, poi mi stanco vado in palla e non ci capisco piu niente...considerato che ho sempre cantato poco (tipo una volta a settimana per 20 minuti quando va bene) e l'esame di licenza lo dovrei avere a settembre che mi consigliate di fare? oltre a spararmi?!?! considerato che sono anche un tipo ansioso di natura la situazione si complica. Non ho problemi invece a cantare una melodia di una canzone mentre è eseguita anche dal cantate...

milioni di grazie
pan

Re: come si affronta lo studio del solfeggio canta
Inviato da: dr.jellyfish
Data: 10 giugno 2010, 13:18

@pancetta
Credo che a questo problema concorrano due cause: l'ansia e la scarsa padronanza della tecnica vocale e l'una alimenta l'altra. Per interrompere il giro vizioso potresti farti dare qualche dritta da un insegnante di canto, probabilmente un buon controllo della voce renderebbe la tua voce più gradevole alle tue orecchie, eliminerebbe il tremolio e staresti meno in apprensione. Cerca di respirare profondamente, una buona respirazione è fondamentale per il canto e smorza l'ansia.
Comunque non è un problema grave né raro, la maggior parte dei non-cantanti non sostengono bene la voce, soprattutto se sono concentrati sulla lettura, e poi all'esame l'importante è che tu sia intonato e vada a tempo, non ci si aspetta che canti come Pavarotti. :-)
in bocca al lupo

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