Interviste

Paolo Mascari è il vincitore del Premio Edumus 2026, un riconoscimento che premia giovani interpreti capaci di distinguersi per talento, dedizione e sensibilità artistica. Cantante lirico italiano, Mascari ha costruito il suo percorso passo dopo passo, trasformando una passione nata tra le suggestioni dell’opera e le prime esperienze musicali in una professione avviata con sorprendente rapidità.
Dalla formazione in conservatorio ai primi importanti traguardi concorsuali, fino all’attività artistica iniziata nel 2021 e portata avanti con continuità, il suo cammino si è sviluppato tra studio rigoroso e palcoscenico. Un percorso che oggi lo vede impegnato soprattutto nel repertorio mozartiano e rossiniano, senza smettere di guardare ai grandi orizzonti del belcanto italiano.
In questa intervista Mascari ripercorre le tappe della sua crescita, il ruolo decisivo dei suoi maestri e il rapporto tra disciplina, dubbio e ispirazione che accompagna la vita di un cantante lirico.
Come si è avvicinato alla musica e al canto lirico?
“Il mio avvicinamento alla musica parte da lontano, dalla mia famiglia. Mio nonno, nel ramo materno, suonava il flicorno nella banda del paese, quindi la musica era già presente nella mia vita. Prima ancora del canto, però, mi sono appassionato all’opera attraverso le storie: mi affascinavano le trame dei libretti operistici. Ricordo in particolare Turandot, con i suoi enigmi e questa figura femminile che alla fine si converte all’amore. È stato un vero innamoramento, nato sotto il segno di Puccini. Poi, crescendo e studiando la mia voce, ho capito che le mie corde vocali erano più adatte a repertori come Mozart e Rossini.”
Quando ha capito che la musica sarebbe diventata non solo una passione, ma la sua professione?
“Ho capito che la musica poteva diventare la mia professione quando hanno iniziato ad arrivare le prime opportunità concrete di lavoro. Ho avuto la fortuna di cominciare subito a lavorare: dopo il concorso del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, il percorso si è aperto in modo naturale. Dal 2021 lavoro stabilmente in questo ambiente e ormai sono quattro anni che torno a Spoleto. Tra le esperienze più importanti c’è anche quella al Teatro Comunale Luciano Pavarotti. Un momento fondamentale è stata anche la vittoria della 77ª edizione del Concorso Comunità Europea per Giovani Cantanti Lirici del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, un riconoscimento che ha dato grande impulso al mio percorso artistico.”
C’è un maestro o una figura artistica a cui sente di dovere particolare riconoscenza?
“Ci sono diverse figure a cui devo molto. In conservatorio il maestro Enrico Turco, docente di canto, è stato fondamentale non solo per la formazione vocale, ma anche perché mi ha introdotto alla passione per la musica da camera, un amore che porto ancora oggi nel mio percorso artistico. Devo molto anche a Marina Greco, docente accompagnatrice al pianoforte, e a Laura Manzini, docente di musica da camera, che hanno contribuito in maniera importante alla mia crescita. Al di fuori del conservatorio continuo poi a perfezionarmi con William Matteuzzi, che rappresenta per me un punto di riferimento prezioso.”
Che consiglio darebbe oggi a un giovane che sogna di intraprendere la carriera nel canto lirico?
“Il primo consiglio che darei è di non demordere mai. La metafora della corsa a ostacoli descrive perfettamente la carriera musicale: spesso sono proprio gli ostacoli più difficili a farti crescere e migliorare davvero. Credo che chi porta avanti questo percorso con convinzione, dedizione e perseveranza riesca prima o poi a realizzare ciò che desidera. L’altro aspetto fondamentale è la preparazione. L’unica vera arma è essere impeccabili. È un insegnamento che ho fatto mio leggendo la biografia di Maria Callas: lei diceva che, quando non hai qualcuno che ti protegge o ti apra la strada, devi essere semplicemente il più bravo della sala.”
Credits @Alessandro Roveri
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