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Il cambio di registro

Inviato da lucastinger 
Re: Il cambio di registro
01 novembre 2006, 13:13
Ciao Luca.

Per ora nessuna domanda ( arriveranno.... ).
Volevo dirti che ci sono anch'io e che ti seguo attentamente.Vai così ;)

Orlando
Re: Il cambio di registro
01 novembre 2006, 13:39
Grazie Luca...spero..di poterti porre presto molte domande dal vivo...
se non ho capito male da quello che intravedo dalle tue parole...
c'e' una relazione tra la postura e la corretta respirazione...
nella postura pero' e' inclusa anche quella della cartilagini da attivare per ottenere i registri desiderati...???
quindi si suona con tutto il corpo a livello posturale!? ;)



Grazie grazie grazie e saluti anche e RE- ;)



Messaggio modificato il giorno 01/11/2006, 13:42
Re: Il cambio di registro
02 novembre 2006, 00:41
Grazie Luca per avermi e averci accontentati sulla questione cambio di registro.

Così come avevi promesso hai mantenuto la tua parola, ora però non dimenticarti di concludere i ragionamenti dicendoci la parte più importante della questione e cioè come si governano le cartilagini.

Se mi permetti vorrei esporti ciò che io ho capito, correggimi, ti prego, se ci sono sconclusioni e cattive interpretazioni.

Bene, credo di aver intuito che ci sono tra i tanti metodi di gestione vocale almeno due modi in antitesi per originare suoni giusti e sintonizzati.

Il metodo che tu suggerisci, e che spero ci spiegherai nella metodica pratica, presuppone un movimento delle cartilagini cricoidea e tiroidea per ottenere un assottigliamento ed un accorciamento delle corde vocali.

Bene ora la mia domanda è spontanea, ma nel canto classico, questo veniva ottenuto con il pianto e lo sbadiglio?
Se si, però avevamo un coinvolgimento dei muscoli esterni della laringe con inevitabili costrizioni e distorsioni armoniche.

Ora tu ci insegni come evitare questo?

O dobbiamo usare l'altro metodo, lo speech, che presuppone la stabilità laringea con la totale disattivazione di ogni muscolo esterno ed ottenere il governo delle corde attraverso i muscoli intrinseci della laringe, con il governo totale della respirazione senza spingere, puntando tutto sulla giusta pressione della costo-diaframmatica?

Spero di non disturbarti e di aver capito qualcosa, altrimenti chiedo scusa e ritiro ogni mia interpretazione.

Con stima

Annis
Re: Il cambio di registro
02 novembre 2006, 13:15
anniscantalatino Ha scritto:
-------------------------------------------------------
> Così come avevi promesso hai mantenuto la tua
> parola, ora però non dimenticarti di concludere i
> ragionamenti dicendoci la parte più importante
> della questione e cioè come si governano le
> cartilagini.

Sul come ci arriverò in tempo debito, vorrei prima discriminare alcune cose.

> Bene, credo di aver intuito che ci sono tra i
> tanti metodi di gestione vocale almeno due modi in
> antitesi per originare suoni giusti e
> sintonizzati.

Anche questa questione dei suoni giusti a ha a che fare con uno stile (moderno, opera, ecc) e qui non sto trattando acora gli stili.
In uno stile, un nsuono,per essere giusto ( per usare il tuo termine), dovrebbe essere la risultante di più movimenti.
Qui invece ho preso un movimento (tra tre possibili) per spiegare cosa è responsabile di influire sulla massa delle corde e rendere possibile il passaggio sul punto critico del registro. (argometo successivo infatti la massa delle corde)

> Il metodo che tu suggerisci, e che spero ci
> spiegherai nella metodica pratica, presuppone un
> movimento delle cartilagini cricoidea e tiroidea
> per ottenere un assottigliamento ed un
> accorciamento delle corde vocali.

O l'una o l'altra cosa, oppure le due cose insieme.

> Bene ora la mia domanda è spontanea, ma nel canto
> classico, questo veniva ottenuto con il pianto e
> lo sbadiglio?

Come ti dicevo non prendiamo ancora in considerazione un suono "finito", completo.
Però il pianto è giusto per indurre una inclinazione tiroidea e quindi una massa sottile delle corde vere.
Lo sbadiglio no.
Lo sabadiglio induce un movimento verso il basso di tutta la laringe ed allunga quindi il vocal tract aggiungendo armonici bassi (suono scuro) al suono stesso e non influisce sulla massa dele corde.


> Se si, però avevamo un coinvolgimento dei muscoli
> esterni della laringe con inevitabili costrizioni
> e distorsioni armoniche.

Assolutamente no.
E' chiaro che in tutte le cose però non bisogna eccedere. Il lavoro muscolare, qualsiasi esso sia, non va fatto mai la massimo.


> Ora tu ci insegni come evitare questo?

Diciamo che dò dei suggerimenti sui quali poter riflettere.


> O dobbiamo usare l'altro metodo, lo speech, che
> presuppone la stabilità laringea con la totale
> disattivazione di ogni muscolo esterno ed ottenere
> il governo delle corde attraverso i muscoli
> intrinseci della laringe,

A quale metodo ti riferisci in particolare?

> con il governo totale
> della respirazione senza spingere, puntando tutto
> sulla giusta pressione della costo-diaframmatica?

Spiegami meglio questo punto così posso essere più preciso.Grazie.
Ti dico però che la costo diaframmatica potrebbe centrare fino ad un certo punto.


> Con stima
> Annis


Grazie mille per essere intevenuta ed aver fatto le tue considerazioni.
Luca :-)
Re: Il cambio di registro
02 novembre 2006, 17:10
Salve a tutti.
Ho parlato nel primo post di questo argomento dei meccanismi che inducono un cambiamento, o se volete un riassettamento delle corde stesse, per far sì che queste riescano a vibrare sempre più velocemente man mano che l’altezza tonale (o frequenza fondamentale) cresce.

Se ci riferiamo al punto uno (1) del primo post, vediamo come nel caso in cui siano solo le corde a lavorare, il fatto stesso di voler emettere una frequenza più acuta, fa sì che siano le corde stesse ad “aoutoallungarsi”,cosa che riescono a fare fino ad un certo punto in quanto non vi è lo spazio fisico perché questo allungamento avvenga sul loro piano orizzontale. Quindi l’unica possibilità che hanno, continuandosi ad autoallungare, è di trovare spazio su un piano “obliquo”: il cosiddetto piano inclinato.
Quindi, non solo il loro piano si inclina e da orizzontale diventa inclinato rialzando posteriormente anche le aritenoidi, ma anche la loro massa si modifica: si irrigidisce, è una massa “rigida” appunto.
Il perché è anche facilmente spiegabile.
Se io voglio auto allungarmi verso l’alto ad esempio per raggiungere un punto ideale, riuscirò a farlo fino ad un certo in un modo che sia confortevole e coordinato. Ma se cerco di oltrepassare quel punto, lo sforzo stesso mi farà irrigidire.
E’ appunto quello che avviene alla corde vocali se lasciamo che siano loro stesse a lavorare per allungarsi e vibrare sempre più velocemente.
Quindi, se non aiutate, se non supportate si irrigidiscono.
Irrigidendosi però non riescono più a vibrare in maniera coordinata, connessa, uniforme, ma si andranno a creare tra esse delle piccole zone in cui l’adduzione non è completa, dei fori dunque, degli spazi, dai quali fuoriesce l’aria.
Dunque avremo suono misto ad aria.
La domanda è allora: si può cantare con questo tipo di suono?
Io vi dico, in generale, se è una scelta (ed il canto moderno è pieno di tale modalità) sicuramente SI.
Di sicuro nel canto lirico NO.

Prendiamo in considerazione quando potrebbe essere opportuno emettere un suono con l’aria.

Prima di tutto diciamo subito, a scanso di equivoci, che è una modalità da usare con “moltissima parsimonia”, in quanto l’aria che passa tra le corde in fase di adduzione e per di più a massa rigida, crea il cosiddetto effetto “phon”, cioè tende ad asciugare quella naturale mucosa che ricopre le corde e che ha la funzione di tenerle sempre lubrificate. La lubrificazione è importante per la elasticità della corda stessa e quindi per la salute o igiene delle corde vocali.
Se l’effetto “phon ”persiste nel tempo (come nel caso di atteggiamenti viziati instaurati) le corde si asciugheranno in uno stesso punto prima, poi, in quello stesso punto potrebbe crearsi una zona di infiammazione e da lì un piccolo edema.
Se c’è un edema capite bene che la corda non solo ha difficoltà a vibrare in quel punto, quanto anche ad addursi correttamente.

Da qui la necessità di usare con “tantissima” parsimonia una eventuale emissione del genere.

Come vi dicevo il canto moderno abbonda di questo tipo di emissione.
Ci sono ad esempio centinaia di brani pop dove l’interprete decide in un certo punto del brano di emettere un suono con l’aria che dà un certo tipo di emozione, se volete “effetto sofferenza o estrema dolcezza”.
Pensate al modo di cantare che aveva Marilyn Monroe in “I wanna be loved by you” per intenderci, anche se convengo con voi che la Monroe non si potesse definire una cantante
Ma mi è capitato di sentire anche Bobby McFerrin (cantante che non si può certo definire pop) interpretare un brano quasi interamente in questa modalità: nel suo caso il tutto è davvero uno spettacolo e chi conosce Mcferrin e lo apprezza sia come “uomo-strumento-voce” che come fine jazzista lo sa.
Addirittura Mina spesso ricorre a tale modalità, sempre per fini interpretativi.
Questa modalità viene definita “falsetto tecnico”, da non confondersi con lo stile falsetto.
Falsetto tecnico appunto perché da un punto di vista degli armonici è un suono estremamente povero, “falsato” appunto dalla cospicua presenza dell’aria nel suono stesso.
Allo spettrogramma si presenta notevolmente impoverito armonicamente parlando. E’ presente la prima formante, cioè quella relativa all’intonazione (F1) ed un po’ anche la seconda formante, quella relativa alla vocale (F2). Per il resto molta aria, rappresentata da tanti puntini tra le formanti.

Adesso, prima di continuare, lascio a voi qualche considerazione o domande in merito alla modalità sopra esposta.

Grazie a tutti per l’attenzione :-)

Luca.
Re: Il cambio di registro
02 novembre 2006, 17:30
mmmh ma per caso questa modalita' viene utilizzata anche da Tiziano Ferro ed Antonacci...?
sai Luca devo avere frainteso questa emissione anche se credo di averla usata molte volte per ottenere gli effetti da te descritti....risultato secchezza....
io per falsetto tecnico intendevo un modo che mi fecero provare per sentre il passaggio.....
Re: Il cambio di registro
02 novembre 2006, 21:52
vAgo Ha scritto:
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> mmmh ma per caso questa modalita' viene utilizzata
> anche da Tiziano Ferro ed Antonacci...?

Non credo, a meno che non l'abbiaano usata sporadicamente per ottenere un certo effetto.

> sai Luca devo avere frainteso questa emissione
> anche se credo di averla usata molte volte per
> ottenere gli effetti da te descritti....risultato
> secchezza....

Può essere...

> io per falsetto tecnico intendevo un modo che mi
> fecero provare per sentre il passaggio.....

Quello è lo stile falsetto, alleggerire la voce, suono che diventa piccolo, un piano od un pianissimo di intensità per intenderci..peccato che questo termine sia usato per indicare una voce soltanto nella gamma degli acuti...
Ne parlerò a proposito della inclinazione tiroidea.

Ciao

Luca
Re: Il cambio di registro
02 novembre 2006, 23:30
in quali pezzi e' presente l'emissione con il falsetto tecnico....? Oltre Marilyn che ho ascoltato ma forse per la qualita' della registrazione non ho ben inteso

lucastinger Ha scritto:
------------------------------------------------------
>
> Quello è lo stile falsetto, alleggerire la voce,
> suono che diventa piccolo, un piano od un
> pianissimo di intensità per intenderci..peccato
> che questo termine sia usato per indicare una voce
> soltanto nella gamma degli acuti...
> Ne parlerò a proposito della inclinazione
> tiroidea.
>
> Ciao
>
> Luca

perche' dici peccato? :)
grazie Ago!
Re: Il cambio di registro
02 novembre 2006, 23:35
Grazie per avermi illuminata, i discorsi si fanno sempre più chiari nella mia mente.

Spero che collegherai, appena posssibile, la tua tecnica con gli stili così potrò maggiormente decifrare la mia esperienza quando canto.
Per tua informazione ho studiato canto lirico con un tenore napoletano, ma prima di venire in Italia ho studitao canto melodico-romantico, bolero, a Cuba con la mia grande grandissima maestra-cantante, la musicalisima de Cuba, che mi ha insegnato tutto o quasi tutto, ma con un metodo diretto, sul palcoscenico, tra i musicisti, ma di tecnica non ne abbiamo mai parlato, ecco perchè ora vorrei di più capire cosa faccio quando canto, scusatemi per il mio italiano.

lucastinger Ha scritto:
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> Qui invece ho preso un movimento (tra tre
> possibili) per spiegare cosa è responsabile di
> influire sulla massa delle corde e rendere
> possibile il passaggio sul punto critico del
> registro. (argometo successivo infatti la massa
> delle corde)

Considerando le tre ipotesi da te fatte, io credo che l'inclinazione della cartilagine tiroidea in avanti possa realizzare meglio il passaggio, sopratutto in una donna che volendo salire maggiormente si troverà le corde più allungate e meglio accollate, cioè con un'apertura più piccola per l'emissione degli acuti, come un elastico teso.
Forse l'uso dell'inclinazione cricoidea potrebbe essere più adatta ai maschi, poichè il loro passaggio è più in basso....chissà.

Lo speech al quale mi riferivo era quello di Seth Riggs, che ragiona, a quando ho capito, in maniera totalmente diversa, sfruttando i muscoli interni alla laringe per il controllo delle corde abbinata ad una postura e ad una respirazione particolare.

Comunque il cambio di registro esiste e si uniforma attraverso uno studio chiaro e preciso, altrimenti avremo sempre due o più voci.

Scusatemi se dico schiocchezze sono solo una estudiante.

Ciao

Annis
Re: Il cambio di registro
02 novembre 2006, 23:43
vAgo Ha scritto:
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> perche' dici peccato? :)
> grazie Ago!

Perchè nel caso dello stile falsetto, lo si potrebbe fare (e lo si fa) anche nella gamma dei medi e dei bassi.

Allora che senso ha parlare di falsetto riferendosi a suoni acuti se posso ottenere uno stile falsetto (suono morbido e rotondo dato da una massa delle corde sottile) anche sui suoni medi e gravi?

Ciao
Luca