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Tecniche e nozioni per migliorare l'apprendimento degli allievi con DSA

Musicopedia, il nuovo approccio all'insegnamento spiegato dal Maestro Montanari

Tecniche e nozioni per migliorare l'apprendimento degli allievi con DSA


 

Tra gli straordinari poteri della musica c'è anche quello di offrire strumenti alternativi a chi mostra piccole o gravi difficoltà di apprendimento con i metodi tradizionali. Se n'è parlato lo scorso 10 e 11 marzo durante il seminario tenuto dal Maestro, professore e pianista Mauro Montanari presso la SIMM, la Scuola Internazionale Musicale di Milano. Tra i vari metodi innovativi esistenti, la strategia ideata dall'esperto di pedagogia musicale si basa su un tipo di promozione della didattica diversa, inclusiva, che consenta all'allievo al termine del processo di apprendimento di acquisire consapevolezza e sicurezza delle proprie capacità. Musicopedia, in un solo termine, ovvero una vera e propria nuova tecnica i cui effetti negli allievi con DSA (Disturbi specifici di apprendimento) sono particolarmente interessanti.

“In genere – spiega il Maestro Montanari – si dà per scontato che i concetti proposti dall'insegnante siano automaticamente compresi dall'allievo ma in caso di studenti con disturbi specifici di apprendimento non bisogna aspettarsi che chi impara funzioni come chi insegna. Mentre il metodo tradizionale prevede un tipo di percorso che dà per scontata l'attivazione automatica dei processi metacognitivi, questa nuova metodologia propone quindi di ragionare sui meccanismi di causa e effetto e di allontanarsi dai metodi classici dell'insegnamento sviluppandone di nuovi a misura dei soggetti con DSA”

Pensiamo, ad esempio, ad una tecnica classica di apprendimento, l'abbinamento delle note ai colori: nel caso di allievi con DSA finirebbe per trattarsi solo di un carico di lavoro eccessivo perché l'apprendimento avviene in maniera mnemonica e non consapevole.

Parimenti, lo strumento associativo – prosegue Montanari – risulta debole in quanto il bambino ricorda solo ed esclusivamente per associazione. La tecnica più efficace risulta quindi quella di eliminare le spiegazioni, che in allievi con DSA rappresentano soltanto un rumore cognitivo, mostrando invece concretamente e più volte il risultato finale. Il bambino, in definitiva, non impara più a memoria la singola nota ma sviluppa l'apprendimento grazie alla modulazione del suono. L'insegnante non è più soltanto un esempio da imitare ma mostra concretamente il risultato finale e lo scopo per cui vale la pena di lavorare”.

 

Musicopedia: così l'allievo diventa più consapevole

 

Possiamo dunque introdurre una prima definizione di musicopedia, ossia una nuova branca volta a migliorare i processi di padronanza comportamentale soprattutto nel controllo delle qualità musicali. Il metodo ideato si basa, in sostanza, non sul livello raggiunto ma sulla consapevolezza da parte dell'allievo di poter effettivamente raggiungere un determinato traguardo.

Sentirsi capace – riassume Montanari – diventa uno sprone per migliorarsi e per sentirsi in grado di raggiungere determinati obiettivi”. Proprio per questo motivo è importante coinvolgere in questo processo anche i genitori, troppo spesso preoccupati dal raggiungimento dei risultati dei propri figli a tal punto da risultare essi stessi un ostacolo.

Fondamentale, inoltre, il concetto di inclusività didattica: utilizzando queste tecniche per l'intera classe e non solo per il singolo, lo studente con disturbi di apprendimento si sente parte del gruppo e, quindi, valido tanto quanto gli altri. La tecnica della musicopedia non vale soltanto per l'insegnamento di uno strumento, ma si estende anche al canto: quando si cercano di insegnare ritmo e intonazione agli studenti con DSA soltanto con l'allenamento si incontrano infatti ostacoli insormontabili.

Per esempio, per quanto riguarda la difficoltà di intonazione, “gli studi sulle tecniche di insegnamento ai soggetti con disturbi di apprendimento – conclude Montanari – dimostrano proprio che  non basta l'allenamento ripetitivo. Bisogna capire che la nota stonata deriva da uno stato precedente all'intonazione ovvero dipende da come si muove il suono all'interno dell'organismo dell'allievo. Si lavora, in sostanza, ad un livello più profondo rispetto a quello sfruttato dai metodi di insegnamento tradizionali”.

Educare con la musica, per dirla con il professor Montanari, vuol dire in conclusione preparare un bambino alla vita.

 

 

 

 

 

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